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Bce: tasso refi al 4% e politica monetaria accomodante

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Rialzo doveva essere e rialzo è stato. Il direttivo della Banca centrale europea ha alzato il tasso di interesse di riferimento refi della zona euro dello 0,25% al 4%, decisione ampiamente scontata dal mercato e dagli analisti. Si tratta dell’ottavo ritocco di un quarto di punto da quando Francoforte ha iniziato a muovere i tassi di Eurolandia ormai un anno e sei mesi fa. E non sarà l’ultimo. Il consensus del mercato è infatti fortemente sbilanciato a favore di una nuova mossa entro il mese di settembre, che porterebbe i tassi al 4,25% mentre esiste la possibilità, fino a pochi mesi fa esclusa, che si possa arrivare al 4,5%.

 

“Sul mercato obbligazionario europeo – commenta Richard Woolnough, gestore del fondo M&G Optimal Income – si prevedono tassi di interesse del 4,5% all’inizio del 2008 ma, nonostante il mercato abbia già considerato numerose notizie negative, credo che si potranno verificare ulteriori aumenti dei tassi di interesse rispetto a quelli attualmente previsti”.

 

Tuttavia, perché la Banca centrale europea arrivi a spingere i tassi fino al 4,5% saranno necessarie nuove soprese verso l’alto nei dati macroeconomici provenienti dal Vecchio continente e il fatto che le nuove proiezioni dello staff dell’Istituto centrale sull’inflazione nel 2008 siano state mantenute invariate in un range tra 1,4% e 2,6% rispetto alla precedente ipotesi ne diminuisce la probabilità. In leggera crescita le stime sull’inflazione 2007, comprese in un range tra 1,8% e 2,2% a causa del più elevato prezzo del petrolio. Il presidente della Bce Jean-Claude Trichet ha tuttavia sottolineato la “natura condizionale di queste proiezioni basate su assunzioni tecniche” ribadendo in tal modo il continuo e attento monitoraggio della situazione e l’importanza delle rilevazioni macroeconomiche per le decisioni di politica monetaria. Con riferimento alla crescita economica le stime dello staff Bce si sono attestate in un range tra 2,3% e 2,9% per il 2007 e tra 1,8% e 2,8% per il 2008.

 

Secondo Trichet “permane un rischio rialzo dei prezzi nel medio termine legato principalmente a fattori interni quali l’utilizzo della capacità produttiva”, rischio peraltro confermato dall’analisi monetaria, mentre la politica monetaria della Bce “rimane accomodante con condizioni finanziarie favorevoli”. Per tale motivo la Bce “continuerà a monitorare i prezzi molto da vicino per tenere sotto controllo l’inflazione”, espressione usualmente utilizzata dal presidente Bce quando non è previsto un rialzo nella successiva riunione.

Particolare importanza è stata infine attribuita all’andamento delle negoziazioni salariali in corso in diversi Paesi dell’Unione monetaria. “Dovrebbero essere evitati incrementi salariali slegati dagli incrementi di produttività che possano portare eventualmente a pressioni inflazionistiche”.

 

(News aggiornata alle ore 16.55)