1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

Bce: tassi fermi al minimo storico, Draghi rimanda a dicembre decisione su estensione Qe

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN
La Banca centrale europea (Bce) conferma la sua politica monetaria, lasciando i tassi di interesse fermi al minimo storico dello 0,05%, ma nel frattempo prepara possibili ulteriori stimoli, tra cui una estensione del quantitative easing (Qe), da lanciare entro la fine dell’anno per sostenere crescita e inflazione nell’Eurozona. Questo il messaggio arrivato dal presidente della Bce, Mario Draghi, al termine del Consiglio direttivo.

 

 
Tassi fermi al minimo storico da oltre un anno
Come da attese, la Bce, riunita in trasferta a Malta, ha deciso di lasciare i tassi di interesse fermi al minimo storico dello 0,05 per cento. Invariati anche i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi rispettivamente allo 0,30% e al -0,20 per cento. L’ultimo ritocco risale al settembre 2014, ma non è esclusa una sforbiciata in futuro. Tra le opzioni da adottare in caso di necessità, infatti, la Bce ha anche discusso un ulteriore taglio sul tasso sui depositi delle banche (già in territorio negativo).
 
Il quadro di Draghi
La politica monetaria della Bce, tuttavia, è stata confermata in quanto “sta funzionando”, ha spiegato Draghi, con risultati sul credito a famiglie e imprese. Tuttavia, restano rischi sulla  ripresa economica e sull’inflazione, legati rispettivamente ai mercati emergenti e al calo dei prezzi delle materie prime. “Vediamo maggiori rischi dai Paesi emergenti che pesano sulle esportazioni e quindi sulla domanda estera”, ha affermato il numero uno della Bce, che tuttavia ha precisato come l’esposizione della zona euro verso la Cina non sia “eccessiva”, in quanto le esportazioni verso il Paese del Dragone rappresentano il 6% del totale (anche se per alcuni Paesi, come la Germania, questa percentuale sale al 10%). 
Per quanto riguarda l’inflazione (-0,1% a settembre), a preoccupare è il calo dei prezzi del petrolio. La Bce prevede una inflazione ancora bassa nel breve termine e un lieve aumento a partire da inizio 2016.  
 
Tutto rimandato a dicembre
Di fronte a questi rischi per crescita e inflazione, la politica monetaria della Bce “verrà rivista a dicembre”, quando si avrà un quadro più preciso “alle luce delle nuove stime economiche”, ha detto Draghi nel corso della conferenza stampa, ribadendo che l’istituto rimane “disposto ad agire se necessario con tutti gli strumenti a disposizione”. E sebbene il consiglio direttivo della Bce non abbia “preso nessuna decisione su quali strumenti utilizzare”, né abbia “espresso una preferenza”, l’ipotesi più gettonata dal mercato sembra quella di un allungamento del Qe. Il piano di stimolo, lanciato lo scorso marzo, prevede acquisti di asset per 60 miliardi al mese fino almeno a settembre 2016 o comunque fino a quando l’inflazione nella zona euro non tornerà vicina al target del 2%. “Il Qe prevede una certa flessibilità”, ha infatti sottolineato Draghi.
La strategia della Bce è comunque cambiata, ha avvertito il numero uno dell’Eurotower: non è più di “aspettare e vedere” cosa accade (“wait and see”), ma di “lavorare e valutare” (“work and assess”). Un comitato di esperti è infatti già al lavoro per studiare i possibili interventi da lanciare nell’ultimo meeting dell’anno. Intanto la discussione all’interno del consiglio direttivo c’è già stata, tanto che “un paio di membri hanno suggerito di agire già oggi”.
 
La reazione sui mercati: euro al minimo spread
Immediata la reazione sui mercati. Le Borse europee hanno allungato il passo in territorio positivo, compresa Piazza Affari, in scia alle parole del presidente della Bce. Sull’obbligazionario, lo spread tra Btp e Bund è tornato sotto quota 100 (a 99,9 punti base), per la prima volta da marzo scorso e sul valutario, l’euro ha accelerato al ribasso, scivolando sotto la soglia di 1,12 dollari.   
 
L’invito ai singoli governi
“La politica monetaria non è l’unico strumento per sostenere la ripresa” ha tuttavia precisato Draghi, lanciando l’invito ai singoli governi europei ad agire sul fronte delle riforme strutturali, in particolare quelle sul mercato del lavoro e sulla produttività. Grande attenzione va rivolta anche ai conti pubblici. “Tutti i Paesi devono mirare a una politica fiscale adeguata”, ha ricordato Draghi.