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Bce taglia outlook inflazione, giù l’euro. Sparisce frase su tassi, dubbio tapering rimane

La Bce ha annunciato di aver lasciato i tassi invariati e ha di fatto tagliato l’outlook sull’inflazione. Ma gli strategist stanno discutendo sulla rimozione di una frase dal comunicato.

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In apparenza, non ci sono state grandi sorprese, dal momento che i rumor di ieri, almeno nella forma, sono stati confermati. La Bce ha annunciato di aver lasciato i tassi invariati e ha di fatto tagliato l’outlook sull’inflazione. Ma c’è una frase che ha aperto il dibattito tra i vari strategist dei mercati.

Bce, la frase scomparsa sui tassi

Nel comunicato della Bce è ‘scomparsa’ per la prima volta una frase. Nel testo si legge infatti che i tassi di interesse rimarranno “ai livelli attuali per un periodo esteso di tempo”.

In precedenza, era presente invece una frase, in cui l’istituto prometteva che i tassi sarebbero rimasti “ai livelli attuali o a livelli più bassi”.

Il fatto che l’istituto abbia deciso di rimuovere tale impegno indicherebbe, secondo alcuni esperti, il primo passo di una fase di normalizzazione dei tassi.

Bce, Draghi e la precisazione sui tassi

Nessun esperto crede tuttavia che la rimozione di tale fr4ase possa implicare nell’immediato un rialzo del costo del denaro in Eurozona. E tra l’altro è stato lo stesso Mario Draghi, nel corso della conferenza stampa successiva all’annuncio sulla decisione sui tassi, a rispondere a un giornalista con queste parole:

“Abbiamo rimosso la frase accomodante sui tassi di interesse perchè i rischi di coda che erano rimasti sono spariti“.

Draghi ha dunque negato che la rimozione della frase possa rappresentare un primo passo di una ipotetica uscita dalla politica ultra accomodante che la Bce ha adottato in questi anni.

Alla domanda sulla disponibilità a incrementare il valore del Quantitative easing nel caso in cui i fondamentali dell’economia tornassero a indebolirsi, Draghi ha risposto inoltre che il piano dispone di una “flessibilità” adeguata.

Il banchiere ha tuttavia anche sottolineato che due membri del Consiglio direttivo hanno presentato le loro osservazioni sulla questione di iniziare a normalizzare la politica monetaria.

Tassi depositi saranno alzati prima di fine QE?

Il suo no è stato poi anche enfatico, come riporta il Guardian, quando un giornalista gli ha chiesto se la Bce potrebbe alzare i tassi sui depositi (al momento negativi a -0,4%) prima di porre fine al piano di QE.

Detto questo, se c’è una cosa certa, è che la Bce non può ancora, dopo tutti questi anni, proferire l’ambita frase: “Mission Accomplished”, ovvero “missione compiuta”.

Non lo può fare perchè lo stesso Draghi ha confermato le indiscrezioni di ieri, relative al taglio dell’outlook sull’inflazione.

Le stime sulla crescita delle pressioni inflazionistiche del 2017 sono state abbassate da +1,7% precedente a +1,5%; per il 2018 il downgrade è stato dall’1,6% all’1,3%. E per il 2019 la Bce prevede un tasso all’1,6%, contro il +1,7% delle stime precedenti.

Il motivo? Draghi ha citato i prezzi più bassi del petrolio come ragione principale. Ma non solo.  La ‘colpa’ è stata data anche al valore particolarmente basso dei salari.

“Dunque dobbiamo essere pazienti..e perseverare”, ha detto, dopo aver riconosciuto che molti dei nuovi posti di lavoro creati recentemente nell’area euro sono part-time.

Taglio stime inflazione, euro va giù

L’euro ha puntato immediatamente verso il basso dopo il taglio dell’outlook sull’inflazione, mantenendosi comunque attorno a $1,12.

Le stime sul Pil dell’area euro sono state comunque alzate.

Ora la Bce prevede una crescita del Pil nel 2017 dell’1,9%, contro il +1,8% stimato a marzo; alzate di 0,1 punti percentuali anche le previsioni del 2018 e del 2019, rispettivamente all’1,8% e all’1,7%.

Come a comfermare che le sue manovre straordinarie hanno dato risultati concreti, Draghi ha fatto notare che nel corso degli ultimi tre anni, in Eurozona sono stati creati 5 milioni di nuovi posti di lavoro, “più che negli Stati Uniti”.