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Bce scatena ritirata tori su euro, sotto $1,17. Tassi BTP giù, due motivi per puntare sull’Italia

La moneta unica scivola al minimo dalla fine di luglio. Rendimenti sui titoli di stato italiani a 10 anni si allontanano sempre di più dalla soglia del 2%. E’ l’effetto …

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Effetto Draghi sull’euro: la moneta unica, che ieri mattina, in attesa della riunione della Bce, scambiava in rialzo al di sopra della soglia di $1,18, ha bucato anche quota $1,17, scivolando al minimo dalla fine di luglio.

Le dichiarazioni che il numero uno della Bce ha rilasciato in merito alla riduzione del piano QE a partire dall’anno prossimo e la precisazione secondo cui nessun tapering è stato lanciato nella giornata di ieri hanno scatenato le vendite sulla moneta unica.

Le parole di Draghi sono state d’altronde molto più “dovish” di quanto ci si aspettasse: il QE – il cui valore, a partire dal gennaio del 2018, sarà dimezzato dagli attuali 60 a 30 miliardi di euro – è stato definito un programma open-ended, suscettibile di qualsiasi variazione, a seconda dell’outlook, e in qualsiasi momento.

Ciò significa che l’ammontare degli acquisti che avviene con il programma APP potrà essere anche riaumentato, così come potrà essere prorogata la scadenza (fissata al momento a settembre del 2018).

Draghi ha sottolineato anche, che in ogni caso il Quantitative easing “non sarà interrotto di colpo”.

L’effetto delle parole di Draghi è stato scontato soprattutto dall’euro. La consapevolezza che l’assist QE proseguirà per ancora molto tempo, e che i tassi di interesse rimarranno bassi ai livelli attuali ancora per molto, ha dato una spinta anche ai bond dell’Eurozona, con la conseguenza che i rendimenti degli stessi sono scesi.

Nel caso dell’Italia, in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, si può dire che per ora lo scudo BTP – la ‘versione italiana’ del QE – è salvo.

Il sollievo è stato prezzato dai mercati, e i rendimenti dei BTP decennali si allontanano ulteriormente dalla soglia del 2%, arretrando quasi di 2 punti percentuali all’1,93%. Continuano a scivolare anche i tassi sui Bund decennali, che cedono quasi il 4%, allo 0,42%.

Il risultato è che lo spread BTP-Bund segna un calo dell’1,5% circa, a 151 punti base.

Nel commentare la decisione della Bce Carsten Brzeski, responsabile economista presso ING, ha scritto in una nota che l’istituto ha annunciato, praticamente, “una uscita gentile” dal piano di Quantitative easing, al fine di non provocare un apprezzamento eccessivo dell’euro o dei rendimenti sui bond.

Brzeski ha fatto anche notare che la Bce, come ha confermato ieri Draghi, continuerà a reinvestire i ricavi che incassa con l’acquisto dei titoli di stato, rilevando altri nuovi bond sovrani e ha sottolineato che i tassi non subiranno modifiche almeno fino a quando il piano QE non sarà del tutto smantellato (fattore che risulta ora, tra l’altro, poco probabile, viste le parole di Draghi).

L’effetto positivo sui bond italiani si spiega anche con le aspettative di una prosecuzione del QE che si concentrerà soprattutto sull’acquisto dei titoli di stato dei paesi periferici dell’Eurozona, come Italia e Spagna.

Il punto, infatti, è che i Bund tedeschi acquistabili con il piano APP (Asset Purchase Programmes) stanno diventando sempre più scarsi sul mercato, ragion per cui, secondo alcuni analisti, la Bce dovrà necessariamente acquistare più bond spagnoli e italiani.

In particolare, gli strategist di Morgan Stanley prevedono che gli acquisti diretti dei Bund tedeschi potrebbero scendere al mese ad ‘appena’ 3,5 miliardi di euro, rispetto agli attuali 9-9,5 miliardi di euro.

Inoltre, i continui segnali di instabilità politica che arrivano dalla Spagna, alle prese con la crisi generata dalla vittoria del sì al referendum della Catalogna, sta portando gli investitori, secondo un recente articolo di Reuters, a spostarsi sui BTP.

A tal proposito Frederik Ducrozet, economista senior per Pictet Wealth management, ha riferito a Reuters che, “in tempi normali, l’Italia non è la scelta normale per gli investitori che puntano sulla periferia, a prescindere dall’outlook politico”.

Ma il fatto che al momento l’Italia appaia più stabile della Spagna, “chiaramente, è un motivo di una performance che potrà essere migliore nel breve periodo“.