Bce: la ripresa sarà lenta, la disoccupazione giovanile come principale sfida

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L’Eurozona non è ancora fuori dalla crisi. Nel bollettino mensile diffuso oggi dalla Banca centrale europea (Bce) i toni sono cauti, raramente ottimisti, più spesso allarmanti soprattutto per il mercato del lavoro. La fotografia che scatta la Bce è di un 2014 di lenta ripresa, sempre che si realizzino determinate condizioni tra cui un aumento dei consumi e delle esportazioni, si attuino riforme strutturali e i mercati finanziari non facciano le bizze. Lo scenario, tutt’altro che roseo, impone alla Bce il proseguimento di una politica accomodante e la conferma della forward guidance (i tassi di interesse di riferimento resteranno su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo). 
“Ci si attende un lento recupero del prodotto nell’area dell’euro”, si legge nel rapporto mensile della Bce. Secondo l’istituto guidato da Mario Draghi, si dovrebbe concretizzare un certo miglioramento della domanda interna, sostenuto dall’orientamento accomodante della politica monetaria, da condizioni di finanziamento più favorevoli e dai progressi compiuti sul fronte del risanamento dei conti pubblici e delle riforme strutturali. Inoltre i redditi reali beneficiano della minore inflazione. L’attività economica dovrebbe trarre vantaggio anche da un graduale rafforzamento della domanda di esportazioni. 
Sebbene continuino a essere orientati al ribasso, i rischi per le prospettive economiche dell’area dell’euro non mancano. Tra questi compare la dinamica dei mercati monetari e finanziari mondiali e le connesse incertezze, soprattutto nei paesi emergenti, che potrebbero essere in grado di influenzare negativamente le condizioni economiche. Altri rischi al ribasso includono una domanda interna e una crescita delle esportazioni inferiori alle attese e una lenta o insufficiente attuazione delle riforme strutturali nei paesi dell’area dell’euro.
Non solo. La Bce precisa che proprio “i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato continueranno a pesare sul ritmo della ripresa”. Senza contare che la disoccupazione resta a livelli allarmanti. E sarà proprio questa la principale sfida sia a livello europeo che nazionale. “Una disoccupazione giovanile alta e persistente rappresenta oggi una delle principali sfide per i responsabili delle politiche europei, alla luce dei cospicui costi che ne derivano sul piano sociale ed economico – esorta la Bce – Nonostante le diverse azioni intraprese a livello europeo a sostegno dell’occupazione giovanile, è necessario che le autorità nazionali prendano misure aggiuntive, intensificando in particolare l’attuazione delle riforme strutturali.
Dall’avvio della crisi finanziaria il tasso di disoccupazione giovanile (di età compresa fra i 15 e i 24 anni) ha registrato un aumento considerevole nell’area dell’euro, dal 15% circa nel 2007 al 24% nel 2013. Ma le differenze tra singoli paesi sono enormi: mentre in Austria e a Malta l’incremento è stato moderato e in Germania si è persino registrato un calo, il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato in maniera particolarmente marcata nei paesi soggetti a tensioni di mercato, portandosi nel 2013 su valori compresi fra il 50 e il 60% in Grecia e in Spagna e raggiungendo livelli prossimi al 40% in Italia, Portogallo e Cipro e al 30% in Irlanda. 
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