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La Bce riduce notevolmente gli acquisti settimanali di bond, l’euro aggiorna massimi a 2 mesi

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L’euro continua a guadagnare terreno rispetto al dollaro. In coincidenza con la chiusura dei mercati europei, la moneta unica viaggia nei pressi dei massimi di giornata a 1,3667 dollari, in progresso dello 0,77 per cento. Il cross ha toccato un picco a 1,3686 dollari, livello che non vedeva dal 22 novembre 2010.


La Banca centrale europea ha reso noto che la scorsa settimana ha acquistato una quantità di titoli di Stato decisamente inferiore rispetto alla scorsa settimana a conferma di un forte stemperamento delle tensioni legate alla crisi del debito dei Paesi periferici dell’eurozona. L’istituto di Francoforte ha dichiarato di aver completato acquisti per 146 milioni di euro rispetto ai 2,31 miliardi di euro nella settimana precedente. Si è tornati a quantitativi vicini ai minimi di ottobre scorso, poco sopra i 113 mln della settimana inaugurale di gennaio.  Domani è in agenda la consueta operazione di drenaggio fondi volta a riassorbire liquidità per 76,5 mld di euro generata dal programma di acquisto bond avviato lo scorso 10 maggio.


Intanto oggi è tornato d’attualità il nodo inflazione. Il numero uno della Bce, Jean Claude Trichet, ha nuovamente posto l’accento sull’aumento delle pressioni inflattive in vari passaggi di una lunga intervista concessa al Wall Street Journal. E’ stato comunque ribadito il concetto che le aspettative di medio periodo vedono un’inflazione sotto controllo, con l’attuale scenario condizionato dal lievitare delle quotazioni energetiche. “Le pressioni inflattive vanno guardate con attenzione – ha rimarcato Trichet – e tutti i banchieri centrali devono fare attenzione in modo che il caro dei prezzi energetici non provochi effetti secondari. Ed è quello che noi stiamo facendo al fine di  perseguire al meglio la stabilità dei prezzi”. Da un lato Trichet ribadisce che l’attuale livello dei tassi di interesse è adeguato, dall’altro rimarca la necessità di evitare che effetti secondari si materializzino. Parole che testimoniano come il vero spauracchio della Bce rimane non la semplice inflazione, ma la spirale prezzi-salari, con le aspettative di inflazione elevata che potrebbero stimolare delle pressioni sui salari. Il numero uno della Bce ha rimarcato come negli Stati Uniti la Fed ritiene che l’inflazione core è un buon indicatore di inflazione futura. L’Eurotower invece ritiene che l’inflazione core non è necessariamente un buon rilevatore di inflazione futura.


“Anche in uno scenario di aumento delle pressioni inflattive, la Bce non toccherà i tassi di interesse prima del quarto trimestre del 2011”, ha dichiarato oggi in un’intervista a Bloomberg lo strategist di Goldman Sachs, Francesco Garzarelli. L’esperto ritiene che la debolezza del comparto bancario europeo sia il principale freno a possibili manovre restrittive della Bce.
“I prezzi delle materie prime energetiche e non continuano a crescere rafforzando ulteriormente l’opinione di chi vede l’accentuarsi verso l’alto dei rischi inflattivi a livello globale”, rimarca oggi Fabio Fois di Barclays Capital, aggiungendo che sul fronte alimentare i prezzi del cacao sono destinata ad aumentare ulteriormente a seguito della decisione presa dalla Costa d’Avorio di vietare le esportazioni di cacao per un mese.