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Bce: quadro più cupo per l’Eurozona, tagliate stime su inflazione e crescita. Qe più vicino?

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L’inflazione sarà più bassa e la crescita più debole del previsto, con una disoccupazione che rimarrà sopra il 10 per cento fino al 2019. Questo il quadro, più cupo, riguardante l’Eurozona che è emerso dal bollettino di novembre, il rapporto mensile della Banca centrale europea (Bce), raccogliendo le stime di alcune istituzioni finanziarie e non con sede nella Ue. Uno scenario che suggerisce una sempre più probabile revisione al ribasso delle previsioni economiche anche da parte della Bce (verranno pubblicate in occasione della prossima riunione di dicembre) e che renderebbe più realistica l’ipotesi di un quantitative easing in salsa europea.
L’inflazione rivista al ribasso per il 2014-2016
Secondo il nuovo Survey of Professional Forecasters, che raccoglie le previsioni di istituzioni finanziarie e non con sede nell’Ue, l’inflazione si attesterà allo 0,5% nel 2014, per poi salire all’1% nel 2015 e all’1,4% nel 2016. Le aspettative sono state riviste al ribasso, con un taglio tra 0,1 e 0,2 punti percentuali per ciascun anno rispetto alla precedente edizione dell’indagine, si legge nel bollettino della Bce. Previsioni più lontane dal target fissato al 2%. 
Crescita del Pil ridimensionata
Non solo sull’inflazione. Le stime degli analisti interrogati dalla Bce sono state tagliate anche sulla crescita del Pil. “Le aspettative di crescita del Pil reale sono state corrette al ribasso di 0,2-0,3 punti percentuali, scendendo allo 0,8% per il 2014, all’1,2% per il 2015 e all’1,5% per il 2016”, si legge nel rapporto. Peggiorano anche le previsioni di lungo periodo sulla disoccupazione: le previsioni per il tasso di disoccupazione sono state confermate all’11,6% per il 2014 e all’11,3% per il 2015, mentre sono state riviste al rialzo di 0,1 punti percentuali quelle per il 2016 al 10,9%. Gli esperti ritengono che “la debolezza della ripresa permetterà una riduzione solo molto lenta della disoccupazione”.
Nuovi interventi più vicini?
La Bce ha assicurato il suo impegno a ricorrere a ulteriori strumenti non convenzionali nel quadro del suo mandato, se la situazione lo dovesse richiedere. “L’indebolimento della dinamica di crescita nell’area dell’euro, unitamente all’acuirsi dei rischi geopolitici, potrebbe ripercuotersi sul clima di fiducia e soprattutto sugli investimenti privati – si legge nel bollettino – In aggiunta, progressi insufficienti sul fronte delle riforme strutturali nei paesi dell’area rappresentano un fattore cruciale di rischio al ribasso per le prospettive economiche”. La Bce continuerà a monitorare inflazione, crescita e dinamica del cambio, ma alla luce di questo scenario, l’ipotesi di un possibile nuovo intervento non è così remota: “il consiglio direttivo ha conferito agli esperti della Bce e ai comitati competenti dell’Eurosistema l’incarico di assicurare la tempestiva predisposizione di ulteriori misure da attuare se necessario”.