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Bce pronta a prolungare il QE. E non solo

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Le condizioni finanziarie si sono deteriorate nel mese di settembre e hanno contribuito a un peggioramento delle attese relative all’inflazione. Per molti analisti è possibile (oltre che auspicabile) che la Bce, che si riunirà la prossima settimana, possa prendere ulteriori misure di allentamento della politica monetaria prima della fine dell’anno attraverso un prolungamento del quantitative easing. Secondo alcuni osservatori è però necessario fare di più per contrastare un eventuale apprezzamento dell’euro, come per esempio operare un taglio del tasso di “depo”, cioè il tasso overnight fissato dalla Bce per la liquidità in eccesso delle banche europee.
Temporale estivo
“Nell’ultimo trimestre – spiega Philippe Gudin, analista di Barclays Equity Research – abbiamo visto che la politica monetaria della Bce si stava riflettendo nell’economia, anche se gli indicatori macroeconomici non erano ancora sufficientemente sottomessi, a causa del fisiologico ritardo tra allentamento delle condizioni finanziarie e trasmissione all’economia reale”. Ma nel corso dell’estate – tra apprezzamento dell’euro e volatilità del petrolio, delle materie prime e dei corsi azionari – le condizioni finanziarie sono peggiorate. “A quel punto abbiamo cominciato a pensare che alcune misure supplementari potevano essere prese prima della fine dell’anno: un’idea rafforzata dal tono dovish adottato dal presidente della Bce, Mario Draghi, durante la conferenza stampa di settembre”, spiega Gudin.
Crescita e inflazione sotto pressione
Le condizioni sono poi peggiorate a partire da fine agosto: l’euro si è apprezzato ulteriormente su base ponderata, le aspettative di inflazione sono peggiorate, i mercati azionari sono arretrati e l’inflazione è scesa di nuovo in territorio negativo. All’inizio di settembre la Bce ha così rivisto al ribasso la crescita e l’inflazione per il periodo 2015-17. L’inflazione, in particolare, è stato fissata a 0,1% quest’anno, a 1,1% nel 2016 e a 1,7% nel 2017, in linea con i cambiamenti dei tassi di cambio e dei prezzi del petrolio durante l’estate. Più severe le stime di Barclays, che si aspetta un’inflazione dello 0,1% quest’anno e dell’1% nel 2016: “Siamo del parere che l’inflazione rischia di perdere l’obiettivo della Bce per un lungo periodo”, commenta Gudin.
Grandi manovre
Secondo Barclays, Draghi farà tutto il necessario per rispettare il mandato di portare l’inflazione su valori inferiori, ma prossimi, al 2% nel medio termine. Nell’ultima conferenza stampa il presidente della Bce ha insistito sulla volontà, disponibilità e capacità del Consiglio direttivo di fare di più, se necessario, utilizzando, “tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del suo mandato”. Draghi ha inoltre sottolineato che il programma QE forniva sufficiente flessibilità per una possibile espansione delle dimensioni, della composizione e della durata degli acquisti. “Riteniamo – dice Gudin – che quando il Consiglio si riunirà il 22 ottobre prenderà atto del deterioramento delle condizioni finanziarie, dell’inflazione e anche di dati economici leggermente più deboli, come è emerso anche dall’indagini PMI di settembre, in particolare in Spagna e Italia”. “Ci attendiamo quindi un’estensione della durata del programma QE che potrebbe essere annunciato già a ottobre“, dice Gudin. Che aggiunge: “Qualora la situazione economica globale vada peggiorando nei prossimi mesi e l’euro dovesse continuare ad apprezzarsi – magari a causa di un rialzo dei tassi da parte della Fed – l’estensione temporale del programma di QE probabilmente non sarebbe sufficiente. Come ultima risorsa, crediamo che un taglio del tasso di deposito sia una possibilità. E’ possibile che tale misura sarà presa nel primo semestre 2016, in particolare nella riunione di giugno“.