Bce pronta alla prima stretta sui tassi. Quale impatto su economia e periferici?

Inviato da Redazione il Mer, 06/04/2011 - 16:31

A meno di un colpo di scena dell'ultima ora, la Banca centrale europea (Bce) si appresta a rivedere al rialzo i tassi di interesse, battendo per la prima volta sul tempo gli americani della Federal Reserve. Nei due differenti cicli di rialzo del costo del denaro (1999 e 2005) intercorsi da quanto è nata la Bce, la Fed aveva infatti sempre preceduto l'istituto di Francoforte (di 5 mesi del 1999 e addirittura un anno e mezzo nel 2004). Ma domani la Bce potrebbe muoversi in anticipo per contrastare il crescente surriscaldamento dei prezzi al consumo che nell'eurozona risultano già da 4 mesi sopra il livello di guarda del 2 per cento (2,6% il livello raggiunto a marzo), complice principalmente il caro-materie prime. I tassi sono invariati all'1% nell'Eurozona da maggio 2009.

Ma quale sarà l'entità dei ritocchi? Secondo gli analisti di Intesa Sanpaolo il ciclo di rialzi sarà moderato, con tassi pari o poco sopra al 2% all'inizio del 2012. "La scelta della Bce, vista anche l'entità dei rialzi che si attende nel corso dei prossimi mesi, è di natura preventiva", rimarcano gli esperti. Sulla stessa lunghezza d'onda Société Générale: "Continuiamo a credere che la Bce alzerà i tassi di 25 punti base in ogni trimestre, portando il costo del denaro alla fine dell'anno al 2%".

Mantenere fermi i tassi a breve termine, favorendone quindi un calo in termini reali, sarebbe stato incoerente con l'obiettivo della stabilità dei prezzi nel medio termine. "Proprio su questa osservazione, cioè la condivisibile intenzione della Bce di mantenere i tassi reali almeno intorno allo zero, si basa la prospettiva che la mossa di aprile non sia isolata ma rappresenti invece l'inizio di una serie di rialzi", è il commento di Gianluigi Mandruzzato, economista di Bsi, che prevede un ritmo graduale di rialzo dei tassi come già avvenuto nel 2005-2007, favorendo così un aggiustamento progressivo del comportamento degli agenti economici. Non vanno trascurati due aspetti, aggiunge Mandruzzato: "Il primo è che anche mantenendo i tassi reali intorno allo zero, l'atteggiamento della politica monetaria della Bce rimarrà decisamente espansivo, continuando ad offrire supporto al settore privato non finanziario dell'economia. Il secondo è che la Bce continuerà a prestare molta attenzione alla stabilità finanziaria, ed in particolare a quella del sistema bancario. Ciò si tradurrà nel mantenimento di abbondante liquidità sul mercato interbancario e la garanzia dell'accesso al finanziamento presso la Bce di tutti gli istituti che incontrano difficoltà a trovare fondi sul mercato".

"Il rialzo previsto per domani non avrà un impatto così drammatico visto che i tassi Euribor hanno già incorporato un ritocco del costo del denaro, anche se la sensibilità dei singoli Paesi è diversa", afferma Anna Maria Grimaldi, economista dell'ufficio studi di Intesa Sanpaolo. E aggiunge: "L'impatto sui paesi periferici, come Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda, sarà sicuramente maggiore visto che partono da una crescita economica meno elevata. Le mosse della Bce risulteranno, infatti, più restrittive per la loro domanda interna".
Sempre guardando ai periferici, per Crédit Agricole  "un aumento dei tassi nel breve termine potrebbe impattare sull'economia reale in maniera diversa, con un impatto finale su ogni Paese in base alle diverse specificità strutturali". Secondo gli esperti della banca francese la Spagna e il Portogallo sembrano essere i più vulnerabili visto il loro alto livello di indebitamento privato. Ma il processo è lungo. "Solitamente ci vogliono 2/3 anni per vedere l'impatto completo dei rialzi dei tassi sull'economia reale". Da Crédit Agricole si attendono inoltre che la situazione dei Paesi periferici, in particolare la Spagna, migliori rispetto allo stato attuale.

Un tema molto dibattuto resta il timing. "Dopo il rialzo di aprile, la Bce si prenderà una pausa estiva durante la quale valuterà l'evoluzione delle dinamiche nell'area euro, soprattutto l'evoluzione del ciclo", sostiene Grimaldi. In particolare, la Bce si concentrerà sull'analisi dello scenario di crescita, soprattutto della domanda interna. "Ci attendiamo un altro rialzo a settembre e uno a dicembre, quando i tassi dovrebbero raggiungere quota 1,75%. A marzo 2012 sono visti intorno al 2%". Il dopo rimane un'incognita perché da quel momento in poi la Bce dovrà passare la vaglio le differenti politiche fiscali, e di conseguenza le differenti esigenze dei Paesi. Con un occhio sempre vigile all'evoluzione dello scenario inflazionistico.

Non mancano le critiche di chi ritiene che aumentare ora i tassi di interesse potrebbe rivelarsi un errore. "Non riteniamo che l'inflazione possa costituire un problema nel medio o lungo termine in quanto l'eurozona è caratterizzata da numerosi segnali di debolezza e l'aumento dei tassi di interesse come risposta all'inflazione innescata dalle commodity forse è uno sbaglio politico che rischia di avere conseguenze sul Pil ", commenta Marie Diron, senior economic advisor per l'Eurozone forecast di Ernst & Young, aggiungendo che "la Bce non ha alcun bisogno di compiere questa mossa in quanto le nostre stime prevedono che nel 2012 - quando il prezzo del petrolio comincerà a scendere, il prezzo degli alimenti tornerà alla normalità e l'effetto dell'aumento dell'Iva a partire dall'inizio del 2011 scomparirà - l'inflazione scenderà di nuovo al di sotto del 2%".
 
(Daniela La Cava e Titta Ferraro)
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