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Bce pronta ad agire, ma qual è il numero magico dell’inflazione?

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Di seguito pubblichiamo un commento a cura di Patrice Gautry, capo economista di Union Bancaire Privée – UBP. A detta dell’esperto, la Banca centrale europea si è ritrovata ancora una volta chiusa in un angolo e a tal riguardo sono due le considerazioni da fare.

La prima: l’inflazione ha raggiunto il suo livello più basso

Attestandosi attualmente allo 0,5% rispetto all’anno scorso, l’inflazione è estremamente bassa e rischia di scivolare in territorio negativo, nel caso in cui la ripresa economica dovesse vacillare o l’euro si dovesse rafforzare ulteriormente. Il target del 2% sull’inflazione sembra ormai solo teorico e la Bce sta scommettendo su un’inflazione limitata all’1,5%, comunque non prima del 2016. Sia l’inflazione sia i salari rimarranno deboli nel lungo periodo: questo almeno dà alla Bce un po’ di tregua.

La seconda: l’erogazione di credito continua a ridursi

Il costo dei prestiti è ancora troppo alto per le famiglie e per le piccole imprese nell’Eurozona, con i bassi tassi di interesse decisi dalla Bce che aiutano solo i mercati finanziari e le banche. Affinché la crescita di lungo periodo si possa radicare, e non si riveli semplicemente un’uscita meccanica dalla recessione, è necessario che l’erogazione di prestiti acceleri: per questo la Bce non può astenersi dall’intervenire.

Nella riunione di ieri, Mario Draghi aveva diverse opzioni a sua disposizione ma, come si poteva prevedere, ha preferito assumere un atteggiamento di “wait and see”. Ora, quindi, possiamo solo aspettare. La Bce si è mostrata pronta ad agire, e questa volta adottando misure non convenzionali: ciò significa che l’opzione del Quantitative Easing è ancora sul tavolo (come è stato lasciato intendere durante la conferenza stampa di Draghi), insieme ad altre, come il “credit easing” e l’aumento di liquidità tramite il Securities Markets Program. Perciò, non bisogna perdere le speranze.

La Bce continua a porre una forte enfasi sulla questione dell’inflazione bassa nel lungo periodo, al punto che si potrebbe cominciare a mettere in dubbio la fiducia nutrita dall’Istituto di Francoforte nelle sue stesse stime di aumento dell’inflazione entro il 2016 – come invece previsto il mese scorso . Il target del 2% sembra spostarsi sempre più in avanti e appare sempre più un sogno piuttosto che una probabilità. Nessuno sa quanto la Bce aspetterà prima di intervenire riguardo ai dati sull’inflazione bassa, né quale livello di inflazione farà scattare queste misure straordinarie – qual è, quindi il numero magico? Lo 0%? Il -0,1%?

La Bce è sempre stata responsabile e ha diverse armi a sua disposizione, che può utilizzare come meglio crede. La “non-decisione” di ieri rafforza l’idea che la Bce non agisce in previsione delle reazioni dei mercati, delle difficoltà economiche o dei vincoli, ma aspetti invece dati concreti, che scuotano profondamente le proprie convinzioni. Dal punto di vista dei mercati, questo dà l’impressione che le misure siano sempre posticipate, o persino adottate troppo tardi rispetto alle attese; tuttavia, una volta presa la decisione di intervenire, l’azione della Bce ha effetti persino maggiori ed è sostenuta da una grande determinazione. Per fortuna, la Bce è solida come una roccia.