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Bce: probabile una mossa a sorpresa, ecco il parere degli analisti

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Sale l’attesa per la riunione di oggi della Banca centrale europea (Bce). Nelle ore che precedono l’evento il mercato si interroga se l’istituto guidato da Mario Draghi metterà mano ai tassi di interesse dopo che a gennaio l’inflazione è scesa ancora, deludendo i pronostici che avevano puntato su un rialzo. Sebbene la maggior parte degli analisti preveda una conferma dei tassi di interesse all’attuale minimo storico dello 0,25%, non si esclude che possa arrivare una mossa a sorpresa da parte della Bce, proprio come accaduto lo scorso novembre. Di sicuro non sarà una riunione facile per Draghi & Co, perchè ci sono diversi fattori sia contro sia a favore di un nuovo allentamento della politica monetaria. E così se fino a qualche giorno fa tutto poteva essere scontato, adesso gli analisti si confrontano e discutono: tagli sì o tagli no?
“La persistente debolezza dell’inflazione (la lettura flash di gennaio ha evidenziato una discesa a sorpresa allo 0,7% a/a dal 0,8% di dicembre) – rimarca la nota odierna di Barclays – potrebbe innescare ulteriori azioni della Bce volte al contenimento dei rischi di deflazione. Quindi, ci aspettiamo che la Bce nella riunione odierna tagli il tasso refi allo 0,10% e il tasso sui depositi a -0,1%”. “Un tasso sui depositi negativo – rimarca la casa d’affari britannica – avrebbe un effetto molto forte di segnalazione, oltre al suo effetto sul tasso di cambio dell’euro, dimostrando che la Bce è è pronta ad esplorare un territorio inesplorato”.
“L’ultimo calo dell’inflazione ha portato alla mente il taglio dei tassi a sorpresa effettuato dalla Bce a novembre”, ricorda l’analista Carsten Brzeski di Ing. Oltre a questo elemento che spinge certamente verso un nuovo taglio dei tassi da parte della Bce, si sono aggiunte nelle ultime settimane anche le tensioni sui mercati emergenti, con le valute sotto pressione, e i cali sui mercati finanziari. Tuttavia, esistono altrettanti aspetti che invece escludono un’azione della Bce oggi, secondo Ing: 
1) gli ultimi sviluppi non sono abbastanza forti da influenzare le previsioni di medio termine della Bce sull’inflazione e dunque avrebbe più senso aspettare fino alle prossime proiezioni di marzo prima di decidere un’ulteriore azione; 
2) gli indicatori di fiducia suggeriscono il proseguimento della ripresa; 
3) la Bce eviterà di annunciare nuove misure non convenzionali prima che la Corte costituzionale tedesca presenti ad aprile il suo verdetto sul programma Omt.
“L’inflazione è destinata a scendere ulteriormente – sostengono gli analisti di Credit Suisse – Ci aspettiamo che raggiunga un nuovo minimo a marzo allo 0,4% su base annuale ed è probabile che nel 2014 l’inflazione sia ben al di sotto delle proiezioni degli esperti della Bce illustrate a dicembre”. Uno scenario che spinge Credit Suisse a credere difficile che la Bce non agirà: “Una risposta iniziale, a nostro avviso, sarebbe un tasso di deposito marginalmente negativo all’interno di una politica di taglio dei tassi in marzo o aprile. Prendere questa decisione prima, già questo giovedì sarebbe un rischio”.
Un taglio dei tassi di interesse da parte della Bce diventa più probabile anche per gli analisti di Crédit Agricole: “Un piccolo taglio (di 10 punti base) del tasso Refi ora sembra più probabile a marzo, se non nel mese di febbraio”, sostengono. Tuttavia, una piccola sforbiciata non farebbe la differenza sostanziale dal punto di vista macro, secondo Crédit Agricole, che a conti fatti si aspetta che la Bce confermi la sua politica giovedì, vista anche una certa riluttanza della Bce a far scivolare in territorio negativo il tasso di deposito.
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