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Bce: oggi la prima riunione 2016. Sale pressing per le turbolenze sui mercati, cosa aspettarsi?

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Occhi puntati a Francoforte dove oggi si svolgerà la prima riunione del 2016 della Banca centrale europea (Bce). In un contesto di mercato critico e preoccupante, dove gli indici mondiali hanno dato seguito alla più lunga scia di cali che non si vedeva dal 2008, aumenta la pressione verso la Bce per una nuova azione. In effetti lo scenario economico attorno all’Eurozona è decisamente peggiorato rispetto alla riunione di dicembre, tra i timori per la Cina e la continua caduta del prezzo del petrolio. Tuttavia il quadro economico della zona euro in sé, a parte la bassa inflazione, non dà segnali così preoccupanti. Di fronte a queste dinamiche, gli operatori sono titubanti ma comunque concordi nell’escludere una modifica alla politica monetaria europea. Importante sarà seguire la conferenza stampa del presidente Mario Draghi (in programma alle 14.30 ore italiane), che potrebbe mostrarsi disponibile a nuove misure nel prossimo futuro. 
Perché la Bce dovrebbe agire ancora
Forte incertezza dei mercati e inflazione bassa. Queste le due principali ragioni che potrebbero spingere la Bce ad approvare nuove misure di stimolo. Molti listini mondiali sono arrivati ad aggiornare i minimi da agosto scorso (il Dax) e di ottobre 2014 (S&P500) e se si dovessero perdere questi livelli, si creerebbero i presupposti per un crollo almeno del 15-20%. Secondo alcuni esperti, solo le banche centrali potrebbero allontanare questo pericolo. A questo si aggiunge un’altra problematica, più strettamente riguardante l’Eurozona: l’inflazione. A dicembre  l’indice dei prezzi al consumo dell’Eurozona, secondo i dati preliminari dell’Eurostat (oggi alle 11.00 verranno diffusi quelli finali) si è attestato a +0,2% annuo, in linea con il dato precedente, deludendo le attese che erano invece per un aumento a +0,3%. Sotto le stime anche l’inflazione core, scesa a sorpresa a +0,8% dal +0,9% precedente. La Banca centrale europea punta a raggiungere un target di inflazione in area 2%. A questi due fattori si aggiungono poi di contorno altre questioni calde, come le negoziazioni in Grecia, i desideri crescenti dei separatisti in Catalogna, l’avvicinarsi del Brexit e l’ondata migratoria. 
Perché la Bce non dovrebbe agire oggi 
Guardando però alla sola zona euro, i dati macro finora disponibili non danno segnali così preoccupanti: gli indici di fiducia sono migliorati, con lo Zew tedesco sceso meno del previsto, così come le condizioni sui prestiti alle imprese e alle famiglie. E anche la mancata accelerazione dell’inflazione non è così sorprendente, secondo alcuni analisti, vista la crescente debolezza dei prezzi dell’energia. Non solo. C’è da considerare anche un’altra questione, riguardante l’unità all’interno della Bce, che già con la decisione di dicembre (taglio del tasso sui depositi ed estensione del quantitative easing al marzo 2017), hanno minato. L’ultima decisione infatti non è stata presa a larga maggioranza, ma non all’unanimità. 
  
Conclusione: cosa aspettarsi?
“Non sono attese variazioni alla politica monetaria, ma in conferenza stampa il numero uno della Bce dovrebbe mostrare una forte determinazione a rivedere già a marzo il quantitative  easing, puntando sull’estensione degli acquisti mensili almeno fino a 80 miliardi”, afferma Vincenzo Longo, market strategist di Ig. Dello stesso parere gli esperti di Barclays che vedono possibile un’ulteriore allentamento della politica monetaria non oggi, ma più avanti nel corso dell’anno.   
“Le ultime turbolenze sui mercati finanziari, sui timori che i bassi prezzi del petrolio possano intaccare anziché sostenere l’attività mondiale e sulle continue preoccupazioni per la Cina e i mercati emergenti, hanno alimentato la speculazione su una nuova azione della Bce – scrivono da Ing – Tuttavia, visto che l’Eurozona attualmente sembra non essere nell’occhio del ciclone e Draghi ha già avuto problemi di unità all’interno del board per la decisione di dicembre, crediamo che la Bce non agirà, almeno per questa settimana”. 
Appuntamento con la Fed la prossima settimana
La prossima settimana sarà poi la volta della Yellen. Mercoledì 27 infatti è in programma la riunione della Federal Reserve (Fed). “Crediamo che il deterioramento delle aspettative inflattive possa spingere i governatori della Fed a ritardare il rialzo dei tassi nei prossimi mesi – sostiene Longo di Ig – Se a inizio anno il mercato si aspettava almeno 3 ritocchi, in questo momento gli investitori propendono per nessuna modifica. Non possiamo escludere neanche un passo indietro della Fed se il petrolio dovesse posizionarsi sotto i 25 dollari”.