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Bce non arretra, regole più severe anche su stock NPL? Intanto banche riducono esposizione BTP

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l’FT parla della presenza di una “coalizione tra le autorità di regolamentazione Ue” che sarebbe favorevole all’estensione delle regole più stringenti sugli NPL.

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Nuova batosta sulle banche italiane, dopo le indiscrezioni riportate da Bloomberg, secondo cui la Bce starebbe valutando un aumento degli accantonamenti non solo per gli NPL che interesseranno i bilanci delle banche dell’Eurozona dal 2018 in poi, ma anche per l’intero stock degli NPL stessi, che ammonta a quasi 1 trilione di euro. (per la precisione, a 915 miliardi di euro).

La notizia innervosisce gli operatori in quanto dall’addendum della Bce diffuso qualche giorno fa era emerso che le nuove disposizioni sarebbero state applicate solo ai flussi futuri dei crediti deteriorati. E’ vero che l’addendum sarà sottoposto a consultazione, e dunque la sua versione finale potrebbe essere diversa, ma l’attrito tra l’Italia e la supervisione bancaria della Bce che ha capo a Daniele Nouy, non fa altro che acuirsi.

Tra l’altro, l’FT parla della presenza di una “coalizione tra le autorità di regolamentazione Ue” che sarebbe favorevole all’estensione delle regole più stringenti sugli NPL.

Insomma, l’Italia sarebbe sola, e prossima a ritrovarsi con le spalle al muro, visto che la spina degli NPL è presente soprattutto nel fianco delle banche italiane.

Nella nota “Italian Wake Up Call”, gli analisti di Mediobanca Securities scrivono che “l’estensione potenziale delle nuove regole sui flussi agli stock potrebbe essere negativa per tutte le banche italiane”.

“Tuttavia – prosegue la nota – noi crediamo che questa versione più dura sia improbabile, visto che potrebbe rivelarsi controproducente, e anche in quanto potrebbe essere mitigata dal conflitto istituzionale (tra il Parlamento europeo e la Bce, come dimostra la lettera scritta da Antonio Tajani). Allo stesso tempo, mettiamo in evidenza che le regole sui flussi di NPL sono ancora in una fase di consultazione. Nel caso in cui non ci fosse alcuna diluizione della proposta, ci sarebbe una pressione sulle banche italiane che creerebbe le condizioni per una ulteriore riforma della legge fallimentare italiana”.

Mediobanca sottolinea comunque di rimanere buyer dei titoli UniCredit, Ubi Banca, Credito Emiliano e e Bpe, “ovvero banche che hanno già assistito a una riduzione profonda degli NPE o stanno per farlo con i loro propri mezzi”.

Mentre va avanti la polemica contro la Bce, Bankitalia rende noto che gli istituti italiani continuano a ridurre la loro esposizione verso i titoli del debito pubblico italiano. Cala in particolare il valore complessivo dei BOT e BTP detenuti in portafoglio.

In totale il valore combinato scende a 368,4 miliardi di euro, rispetto ai 370 miliardi di luglio. A livello di esposizione sui titoli di debito specifici, Bankitalia mette in evidenza i dati relativi all’esposizione in Bot, CCT, BTP, e CTZ. Occhio alla flessione dell’esposizione verso i CTZ come si evince da questi dati.

Intanto, in un mercato scosso dal referendum della Spagna e in attesa delle dichiarazioni del presidente della Catalogna Carles Puigdemont, i titoli bancari italiani sono sotto pressione: Bper Banca -1,88%, Banco BPM -1,35%, Intesa SanPaolo -1,44%, Mediobanca -1,47%, UniCredit cede oltre -2%, Ubi Banca è invece in rialzo di oltre 1 punto percentuale.

Boom di Carige, titolo oltre +6% dopo la notizia di Generali e Intesa SanPaolo che hanno aderito al piano Lme di scambio di bond subordinati con titoli senior. Credem in lieve ribasso.