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Bce: minute, rischio deflazione è rilevante. Sarà necessario più tempo per raggiungere target di inflazione

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Nella Zona Euro il rischio-deflazione è ancora “rilevante” anche se non ci sono segnali di una deriva ribassista dei prezzi. È quanto emerge dalla pubblicazione delle minute dell’ultima riunione del comitato direttivo della Bce. Secondo i membri del board dell’istituto guidato da Mario Draghi, le economie del vecchio continente non beneficiano pienamente del Quantitative Easing a causa di fattori esogeni che stanno annullando parte degli effetti positivi del piano di acquisto asset.

In un simile contesto quindi, potrebbe servire più tempo per raggiungere i target di inflazione fissati dalla banca centrale in quota 2%. Per quanto riguarda le future mosse, l’eventuale taglio dei tassi o l’incremento del QE rappresentano opzioni i cui effetti sono da analizzare con attenzione. Nel complesso, “l’entità degli stimoli monetari andrà riesaminata a dicembre”.

Nel corso della mattina concetti analoghi sono stati illustrati da Peter Praet, capo economista della Bce, che nel rimarcare come le pressioni inflazionistiche siano ancora “schiacciate al ribasso”, ha confermato la disponibilità dell’istituto con sede a Francoforte ad approvare nuovi stimoli o a potenziare le misure già prese. Il ritorno delle aspettative di inflazione ai livelli desiderati dalla Bce è “avvenuto solo in parte”, ha detto Praet, visto che il processo di trasmissione delle misure finora adottate “sta impiegando più tempo del previsto a causa di forze esterne”.

Barclays: misure importanti ma forse non sufficienti
“Il Consiglio direttivo non è soddisfatto dell’impatto della politica monetaria”, si legge in un report elaborato dagli analisti di Barclays. Nonostante l’andamento del programma di acquisto asset e delle misure per rilanciare l’erogazione del credito sia in linea con le stime, continua l’istituto britannico, ci sono stati una serie di fattori che hanno parzialmente neutralizzato queste misure. Tra queste troviamo “i prezzi del greggio tenacemente bassi, la debolezza delle economie emergenti e il rinvio del processo di normalizzazione dei tassi negli Stati Uniti”. Si tratta di fattori che, sommati, “hanno fatto crescere le possibilità che le misure della Bce, nonostante la loro entità, non riescano ad innescare una trazione sufficiente per raggiungere l’obiettivo finale in termini di tasso di inflazione”.

Tra le misure che l’istituto guidato da Mario Draghi potrebbe adottare c’è certamente, rileva Barclays, il rafforzamento del piano di acquisto asset da attuarsi tramite l’incremento dell’entità dello shopping, l’ampliamento della composizione dello stesso o l’allungamento della scadenza del piano (attualmente fissata al settembre 2016). Il Consiglio direttivo potrebbe nuovamente tagliare il tasso sui depositi o potrebbe anche puntare, per ora, su un “intervento verbale” rimarcando la sua determinazione ad agire prontamente.

Il prossimo meeting della board della Bce è fissato per il 3 dicembre.