Bce: le misure di Draghi sotto la lente della Corte europea, oggi inizia il procedimento

Inviato da Valeria Panigada il Mar, 14/10/2014 - 11:30
La Corte di giustizia dell'Unione europea inizia oggi il procedimento sul piano di acquisto bond da parte della Banca centrale europea (Bce), il cosiddetto piano OMT (Outright Monetary Transactions). L'inchiesta segue il ricorso presentato dalla Corte costituzionale tedesca all'inizio di quest'anno. L'esito di questo procedimento, che richiederà un lungo lavoro, potrà determinare se la misura annunciata dal governatore Mario Draghi potrà mai essere utilizzata. Non solo. La questione solleva un punto interrogativo anche sui futuri acquisti di asset nell'ambito dell'eventuale piano di allentamento quantitativo, meglio conosciuto come quantitative easing in salsa europea, che Draghi potrebbe mettere sul piatto per placare la minaccia di deflazione nell'Eurozona. 

Secondo quanto riporta il Financial Times, la Corte di Giustizia europea ha iniziato oggi il procedimento ma il giudizio finale sulla legittimità del programma di acquisto di bond arriverà non prima della prossima estate. La questione riporta alla luce il sentimento sempre più ostile della Germania verso le misure eccezionali della Bce per affrontare la crisi nella zona euro. Si ricorda infatti che a inizio anno proprio la Corte costituzionale tedesca aveva chiesto alla Corte europea di esprimere un giudizio sul piano OMT e sull'European Stability Mechanism (Esm), il fondo europeo di salvataggio finanziario. 

Una ostilità ribadita solo qualche giorno fa dal presidente della Bundesbank e membro del consiglio direttivo della Bce, Jens Weidmann. In una intervista rilasciata al settimanale tedesco Focus Weidmann ha criticato apertamente il piano di acquisto di Abs, titoli cartolarizzati di prestiti a imprese e famiglie, annunciato da Draghi nella riunione mensile di settembre, sostenendo che esiste il pericolo che vengano acquistate cartolarizzazioni di "scarsa qualità". E così facendo, secondo il falco Weidmann, i rischi di credito verrebbero trasferiti dalle banche private alla Bce e di conseguenza ai contribuenti senza un adeguato compenso. 
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