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Bce: le due facce del rialzo dei tassi (fondionline.it)

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Il presidente della Bce ha adempiuto alla sua promessa di sgomberare i dubbi sull’indirizzo di politica monetaria seguito dall’Istituto centrale europeo. Una settimana fa, Trichet affermò ‘ la sostenibilità delle affermazioni che propugnavano un irrigidimento della politica monetaria nell’area euro’, e ieri ha dato un seguito concreto a questa affermazione con un rialzo dei tassi al 2,5%.

Gli esperti credono che la zona euro potrà contare su un itinerario diafano del comportamento della politica monetaria (almeno fino a quando il pilota sarà Jean Claude Trichet). Questa valutazione supporta le ipotesi che non intravedono un’interruzione della stretta monetaria in tempi brevi. I timori per un rimbalzo dell’inflazione e per gli effetti nefasti ascrivibili sia all’imponente crescita della liquidità generatasi a causa di tre anni ininterrotti di tassi di interesse ai minimi storici, che ai sistematici incrementi degli utili aziendali, continueranno a condizionare (per non dire pilotare) le future mosse della Bce.

I prezzi industriali della zona euro hanno sperimentato un rialzo dell’1,2% a gennaio e del 5,3% a livello interannuale. Il rimbalzo – causato in larga parte dall’aumento dei prezzi dell’energia, cresciuti del 4% a gennaio e del 20% annuo – comporta un severo aggiustamento nelle previsioni formulate dagli analisti. Il rialzo dei prezzi industriali non sarà trasferito ai consumatori solo nel caso in cui questo incremento venga totalmente assorbito dagli intermediari ( supportando la tesi di chi si aspetta ulteriori rialzi dell’Ipc).

Le critiche arrivate dagli esponenti politici che hanno manifestato la propria insoddisfazione nei confronti del banchiere centrale, non hanno minimamente scalfito Trichet. Il presidente della Bce ha sostenuto di non nutrire il benché minimo dubbio sulla necessità di un provvedimento che non muta le condizioni di stimolo fornite alla crescita dell’economia continentale. Il Board della Bce non crede che un rialzo di un quarto di punto sia in grado di condizionare sensibilmente gli investimenti e i consumi. Trichet ha affermato che il comportamento delle variabili consumo e investimento non ha subito particolari scossoni durante i tre anni permeati dalla presenza di tassi di interessi reali negativi.

Trichet ha sottolineato che la politica monetaria europea continua ad essere accomodante, con tassi di interesse reali e nominali su livelli molto bassi. Un tasso nominale del 2,5% e l’inflazione dei dodici paesi membri al 2,4%, si traduce in un tasso reale del denaro pari ad un esiguo 0,1%. Trichet ha sottolineato che la situazione economica di alcuni paesi dell’area euro richiedeva un’inversione della politica monetaria. A questo punto, il soccorso all’economia tedesca può dirsi concluso. I fatti hanno dimostrato che la locomotiva del Continente ha tratto maggiori benefici dalla creazione del governo di grande coalizione, rispetto a quelli (auspicati e sostenuti da più parti) ipoteticamente correlati all’adozione di una politica monetaria espansiva.

La Spagna ( e in parte anche l’Italia) rappresentano due esempi di paesi dell’area che necessitano di tassi più alti per raffreddare una domanda concentrata nel settore immobiliare ( con scarse conseguenze sul fronte della produttività), capace di alimentare i rischi di inflazione. L’inclinazione per l’acquisto di immobili ha portato il debito delle famiglie sui massimi di sempre. Un rialzo dei tassi raffredderà gli eccessi del mercato ma, allo stesso tempo, potrebbe sortire effetti deleteri nel breve termine per le economie domestiche. Questo è il rischio insito in una zona monetaria caratterizzata da una crescita asimmetrica in qualità e quantità. A cura di www.fondionline.it