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La Bce lascia i tassi invariati in Eurolandia

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Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea si è riunito oggi per il consueto meeting di politica monetaria. La decisione, comunicata al pubblico alle ore 13.45, ha rispettato le previsioni del consensus con tassi invariati al 4%. Il presidente Jean-Claude Trichet e i membri del Comitato di politica monetaria dell’Istituto centrale si sono mantenuti fedeli  alla linea della massima attenzione alla dinamica dei prezzi. Ma proprio da questo fronte potrebbero venire le novità in un futuro prossimo.


Nel World Economic Outlook reso pubblico ieri, il Fondo Monetario Internazionale ha infatti chiarito di prevedere che il calo stimato dell’inflazione nei prossimi due anni dovrebbe aprire gli spazi per una riduzione futura dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale europea. Il tutto nell’ambito di un più complesso piano di intervento che secondo gli esperti del Fondo dovrebbe vedere impiegato, se necessario, anche denaro pubblico, per rispondere alla crisi.

Lo scenario proposto dal Fondo si sposa con le previsioni della maggioranza degli analisti, per i quali la Bce agirà sui tassi a partire dalla seconda metà dell’anno in risposta a un ciclo economico che si deteriorerà ulteriormente. Proprio ieri, sempre l’Fmi ha ridotto le stime sulla crescita dell’Eurozona nel 2008 dall’1,6 all’1,4% e per il 2009 dall’1,9 all’1,2%. E gli analisti dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo scrivono oggi di aspettarsi un primo taglio già in estate inoltrata, con un punto di arrivo per i tassi Bce almeno al 3,5% a fine 2008, per effetto dello scemare delle pressioni inflazionistiche in scia a due anni consecutivi di crescita sotto il potenziale.


Si preparerebbe invece a muovere la Bank of England, che alle 13.00 dovrebbe annunciare un taglio di un quarto di punto fino al 5%, in risposta alle avvisaglie di netta contrazione del mercato immobiliare interno.


Sempre in tema di banche centrali intanto il Wall Street Journal ha riportato i termini di un piano di ulteriore rafforzamento dei poteri della Federal Reserve. Nel dettaglio il piano prevederebbe la possibilità di chiedere al Tesoro di prendere a prestito fondi in eccesso rispetto al fabbisogno depositandoli in garanzia presso la Fed, la facoltà di emettere titoli di debito sotto forma di titoli della Fed e la possibilità di pagare interessi sulle riserve delle banche commerciali.