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Bce lascia tassi fermi. Draghi pressato dai tedeschi e dal ricordo dell’errore storico di Trichet

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Come previsto, la Bce di Mario Draghi ha tenuto fermi i principali tassi di interesse dell’Eurozona: i tassi sui rifinanziamenti principali sono stati lasciati allo zero, quelli sui rifinanziamenti marginali allo 0,25% e quelli sui depositi a -0,40%. Ora si attende, per le 14.30, la conferenza stampa di Mario Draghi.

La storia della Bce di questi ultimi anni è riassunta in modo esemplare dal titolo di un articolo di Bloomberg: “Six Years After ECB Disaster Draghi Plots a Middle Ground”. Ovvero: “Sei anni dopo il disastro della Bce, Draghi pensa a un compromesso”. Il disastro è il rialzo dei tassi che venne deciso da Jean-Claude Trichet, all’epoca numero uno dell’istituto. Una mossa che tutta l’Eurozona continua ancora a scontare, dato che in quel modo l’economia dell’area tornò in uno stato conclamato di recessione.

Proprio quell’errore, scrive Bloomberg, determinerà le scelte di politica monetaria di Draghi, in un contesto in cui montano le pressioni – soprattutto tedesche – affinché la Bce inizi a indietreggiare dalla politica monetaria ultra-accomodante, fatta di QE e di tassi anche sotto lo zero, che ha varato negli ultimi anni. E’ stato tra l’altro proprio Draghi a salvare l’Eurozona dallo sbaglio di Trichet, ribaltando nei primi due mesi del suo mandato le strette monetarie lanciate evidentemente troppo presto, nel mezzo della crisi dei debiti sovrani. Era l’aprile del 2011, quando l’allora banchiere centrale annunciò di aver alzato i tassi principali di rifinanziamento dall’1% all’1,25%, nonostante i vari appelli degli economisti, che avevano avvertito su quanto una mossa del genere avrebbe ulteriormente affossato gli anelli più deboli dell’area euro, in primis Irlanda e Portogallo.

In quei giorni si consumava tra l’altro l’ennesima tragedia dei PIIGS: quella del Portogallo, con l’Eurozona che si apprestava a usare il bailout per salvare il paese. Ovviamente, Trichet aveva l’assist della Germania, che aveva appoggiato quella decisione, che oggi potrebbe essere considerata quasi letale.

Oggi tuttavia è lo stesso Draghi a correre il rischio di Trichet: quello di alzare i tassi in modo prematuro, in un contesto in cui la ripresa dell’economia è ancora non del tutto convincente e il trend dell’inflazione – a dispetto di quello che dicono i tedeschi – rimane ancora incerto. Per non parlare dei rischi politici, che rimangono elevati, sia in vista del risultato finale delle elezioni francesi, che si conoscerà il prossimo 7 maggio con il ballottaggio tra il leader di En Marche Emmanuel Macron e Marine Le Pen, sia per le successive elezioni federali in Germania, nel settembre di quest’anno, e per le elezioni in Italia, non ancora stabilite ma considerate più o meno imminenti.

Secondo gli economisti, nella conferenza stampa di oggi Draghi ribadirà che il piano di Quantitative easing – il cui valore è stato ridotto da 80 miliardi di euro di acquisti mensili a 60 miliardi di euro, proprio a partire da questo mese – proseguirà almeno fino a dicembre. Tra l’altro, lo scorso 6 aprile, il banchiere aveva detto che “non esistono ancora prove sufficienti per modificare in modo sostanziale la nostra valutazione sull’outlook dell’inflazione, che rimane condizionata dalla portata notevolmente ampia della nostra politica monetaria accomodante”.

Tra l’altro, prpprio i dati diffusi all’inizio della settimana indicano che nel mese di marzo l’inflazione dell’Eurozona ha rallentato decisamente il passo, scendendo dal 2% di febbraio all’1,5%. E Barclays prevede che in media l’inflazione core (che è rallentata dallo 0,9% allo 0,7%), si attesterà in media all’1% quest’anno: troppo poco, se si considera che il target dell’inflazione fissato dalla Bce è poco inferiore al 2%.