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Bce: giallo su candidatura Weber. Per esperti tre le opzioni: Draghi, Liikanen e l’outsider

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Si tinge di giallo la candidatura del presidente della Bundesbank, Axel Weber, alla guida della Bce. Il presidente della Bundesbank non sarebbe più candidato a sostituire Jean-Claude Trichet alla guida dell’Istituto di Francoforte, non sarebbe più interessato neanche ad un secondo mandato alla guida della banca centrale tedesca che scade nel 2012 perché si “accontenterebbe” di fare il suo ingresso in Deutsche Bank. Lo ha scritto l’agenzia tedesca Dpa. Weber rassegnerà le dimissioni da numero uno della Banca centrale tedesca questa estate, in anticipo alla scadenza del suo mandato nel 2012. Rilancia il quotidiano popolare tedesco Bild, citando fonti governative e della Bundesbank.

 

Secondo il quotidiano, il Governo tedesco vorrebbe dare la presidenza a Jens Weidmann, 42 anni, che ha lavorato per l’Fmi fino al 1999 per poi diventare fino al 2006 responsabile per la politica monetaria alla Bundesbank e negli ultimi anni sherpa e principale consigliere economico di Angela Merkel in tutti i vertici del G8 e del G20. Weidmann ha svolto un ruolo di primo piano nelle trattative in Germania per il salvataggio della banca Hre e della casa automobilistica Opel. Mentre vice-presidente della Bundesbank dovrebbe diventare Joachim Nagel. La Banca centrale tedesca ha smentito le voci su un annuncio imminente rispetto al futuro professionale di Weber, recita un comunicato ufficiale. Per la gioia di chi ama il rumors, anche oggi il gossip è servito. Sul mercato c’è chi osserva che se le voci fossero confermate, sarebbe una grande sorpresa in quanto Weber è stato considerato da molti un favorito nella corsa alla guida della Banca centrale europea.

 

“Nonostante non ci convinceva l’idea che il nuovo presidente della Bce potesse essere qualcuno che si opponeva alla possibilità di permettere l’acquisto di bond governativi, le recenti discussioni sulla possibilità che il fondo europeo di stabilità finanziaria potesse acquistare debito sembravano averlo rimesso in pole position”, osserva Marco Valli economista di Unicredit. E adesso? Secondo l’esperto della banca di Piazza Cordusio sono due le soluzioni che restano aperte: una prende la strada per Roma mentre sull’altra la nebbia è alta. “Mario Draghi, alla guida della Banca d’Italia è stato fin dall’inizio il principale contendente al ruolo di prossimo governatore della Bce con Weber – segnala l’esperto – . Da un punto di vista puramente tecnico è probabilmente ancora il candidato più valido. Al di là del fatto che è un banchiere centrale molto apprezzato, ha una profonda conoscenza del sistema bancario, fattore cruciale nell’attuale fase di transizione verso le regole di Basilea 3”. “Dal punto di vista della politica monetaria Draghi può essere considerato un falco moderato – prosegue Valli – . Il suo problema è la nazionalità. Con la crisi del debito ancora da risolvere, non sarà facile vedere la Bce affidarsi alla Periferia, anche se il più recente vice presidente nominato Constancio arriva dal Portogallo”.

 

La seconda possibilità potrebbe essere quella di considerare un candidatore che arriva da un Paese piccolo, ma virtuoso – è l’idea dell’economista di Unicredit – Il nostro preferito è Mersh del Lussemburgo, anche se il finlandese Liikanen sembra essere l’alternativa più plausibile. La chiamata di certo è vicina e il margine che ha l’opzione due è più ampio”. Sulla carta esiste in realtà anche un’opzione tre: un outsider. Il nome del tedesco Klaus Regling, alla guida dell’Efsf, sta circolando come possibile alternativa, ma con poche chance in quanto non è abbastanza noto al mercato. Il rischio è che la sua candidatura possa essere vista come una mossa di carattere squisitamente politico. “In ogni caso – conclude Valli – al di là di chi succederà a Trichet, l’impegno della Bce resterà sempre quello di preservare la stabilità dei prezzi qualsiasi sarà lo scenario che si concretizzerà”. 

 

Il diretto interessato del gossip di oggi tace. Per il momento. Risale solo a qualche giorno fa la sua ultima apparizione: intervenuto a un convegno sull’Euro da Tallin Weber ha tuonato che la prevista riforma del meccanismo anti-crisi di Eurolandia si affidava ancora troppo alla politica per le decisioni di rilievo su eventuali sanzioni ai paesi che violano le regole. Con quel “questo è uno dei suoi principali difetti, poichè lascia troppo spazio discrezionale all’interpretazione e all’applicazione delle regole del Patto di stabilità e di crescita”, sarà anche stato gradito alla Cancelliera Angela Merkel, che qualche mese fa ha messo il proprio peso politico sul piatto della bilancia per sostenere la sua candidatura.

 

Chi osserva da vicino gli sviluppi è la coalizione nero-gialla (Cdu-Csu, Fdp) che sarebbe seriamente preoccupata, secondo quanto segnala l’Handelsblatt. “Se queste notizie fossero vere, si tratterebbe di un brutto colpo per l’ulteriore evoluzione dell’euro”, ha commentato al giornale l’esperto in questioni finanziarie del gruppo parlamentare della Fdp, Frank Schaeffler. E pesano anche a Berlino le indiscrezioni che danno Weber fuori dalla corsa per la presidenza della Banca centrale europea: “Come successore di Trichet – ha aggiunto un rappresentante dei liberaldemocratici riferendosi al presidente della Bce -, Weber sarebbe stato il garante di una cultura di stabilità” nella tradizione del marco tedesco. Da parte sua, il portavoce del gruppo parlamentare dell’Unione (Cdu-Csu), Klaus-Peter Flosbach (Cdu), ha sottolineato che “adesso, per il successore di Trichet, serve subito un’alternativa competente” e si è augurato che Weber rimanga alla Bundesbank poichè è una garanzia per la stabilità dei mercati finanziari. Il numero uno della Bundesbank, 53 anni, professore di economia, guida l’istituto centrale tedesco dal 30 aprile 2004 e non avrebbe intenzione di ricandidarsi per un altro mandato di otto anni.