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Bce e bolle speculative in corso. Tapering QE: occhio al fattore “spaventoso” per mercati

Tutti i rumor degli ultimi giorni. E quella cifra che spaventa trader e investitori.

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Mercati mai così sull’attenti in Europa. Da un lato, dichiarazioni che lasciano pensare che il dado sia stato ormai tratto, e che la fine del QE – in vista dei dettagli che, secondo Mario Draghi, la Bce dovrebbe rivelare nel meeting di ottobre – sia destinata a iniziare presto. Dall’altro lato, l’ammissione bruciante della sconfitta nella battaglia per risollevare l’inflazione.

Diverse le indiscrezioni che continuano a circolare sulle prossime mosse di Francoforte. Nelle ultime ore, Reuters ha riportato che sei membri del Consiglio direttivo della Bce hanno iniziato a preparare  il terreno per ridurre, in modo comunque graduale, il piano di stimoli straordinari noto come Quantitative easing.

Scrive Reuters:

“Dopo 1 anno e mezzo di stampa di moneta senza precedenti, la Bce si sta preparando a ridurre il suo piano di acquisto di bond dell’Eurozona del valore di 2,3 trilioni di euro, che ha aiutato a sostenere la crescita dell’Eurozona, ma che è stato anche criticato per aver creato bolle immobiliari e finanziarie“.

E così Sabine Lautenschlaeger, Yves Mersch e Benoit Coeure, insieme ai governatori delle banche centrali di Olanda, Austria ed Estonia, hanno tutti discusso la riduzione graduale del sostegno QE della Bce.

In una nota che contribuirà ai temi che saranno affrontati in occasione del forum finanziario Eurofi, in calendario a Tallinn i prossimi 13-15 settembre, Lautenschlaeger ha confermato che “l’economia dell’Eurozona sta migliorando e le condizioni lasciano presagire un aumento dell’inflazione verso il nostro obiettivo, in un modo più costante”.

Quella che viene considerata tra i membri più falchi del Consiglio direttivo della Bce ha sottolineato, ancora:

“Dobbiamo prepararci a prendere decisioni difficili a tempo debito. Dobbiano anche adattare la nostra comunicazione in modo appropriato” alle nuove realtà.

I timori sull’ apprezzamento dell’euro sono stati smorzati da Benoit Coeuré, che ha affermato che, “con l’attuale ripresa dell’Eurozona sostenuta soprattutto dalla domanda domestica, l’apprezzamento dell’euro potrebbe avere un minore impatto sulla crescita rispetto a quello successivo, per esempio, alla Grande Crisi Finanziaria“.

A rassicurare i mercati anche i governatori delle banche centrali di Estonia e Austria, rispettivamente Ardo Hansson e Ewald Nowotny, che hanno affermato entrambi che una qualsiasi riduzione sarà graduale.

Mentre nel suo contributo all’imminente forum, Klass Knot, governatore della banca centrale olandese, ha enfatizzato il rischio che la politica del denaro facile alimenti bolle e comportamenti spericolati sui mercati finanziari.

Da segnalare come l’euro abbia testato lo scorso venerdì il record in due anni e mezzo a $1,2092, dopo la diffusione di un report secondo cui, tra le opzioni al vaglio della Bce, ci sarebbe quella di ridurre l’acquisto di bond dell’Eurozona dagli attuali 60 miliardi di euro a 40 miliardi o 20 miliardi di euro al mese, e di estendere al contempo il Quantitative easing di altri 6-9 mesi, dopo la scadenza del programma a dicembre di quest’anno.

“Potenzialmente spaventoso”: ha commentato quel giorno lo strategist sui tassi di Mizuho, Antoine Bouvet:

“Dipende tutto dalle aspettative. Crediamo che il consensus di mercato stimi una riduzione degli acquisti mensili a 40 miliardi di euro, per sei mesi. Ma il fatto che si parli di una riduzione fino a 20 miliardi di euro è potenzialmente spaventoso per i mercati”.

Riguardo all’obiettivo ancora mancato dell’inflazione a fare l’ammissione è stato Yves Mersch, anch’egli membro del Consiglio direttivo della Bce, che ha affermato che la Bce è costretta a constatare di aver assistito a una pressione sui prezzi ancora molto contenuta, a dispetto della ripresa dei fondamentali economici. Tra i motivi, la mancata pressione rialzista dei salari.