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Bce: Draghi vede segnali di miglioramento rispetto a un anno fa

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Segnali di miglioramento sullo scenario finanziario europeo. Parole rassicuranti quelle pronunciate ieri sera dal presidente della Banca Centrale Europea (Bce), Mario Draghi, davanti a una platea di politici britannici e professionisti della City di Londra in un intervento dal titolo “Il futuro dell’Europa nell’economia globale”. “Oggi stiamo vedendo alcuni incoraggianti segnali di tangibile miglioramento delle condizioni finanziarie e gli spread, sia sui mercati del debito sovrano sia quelli aziendali, si sono ridotti in maniera considerevole”. “Abbiamo iniziato ad osservare – ha proseguito l’ex governatore di Bankitalia – convincenti segnali che la frammentazione sui finanziamenti bancari è diminuita. E anche se i prestiti alle imprese e alle famiglie rimangono anemici, stiamo vedendo alcuni segnali di lieve miglioramento sul fronte dei prestiti . Di fatto “l‘unione monetaria ed economia è un’unione più stabile rispetto a un anno fa“. 

Eurozona, le condizioni rimangono ancora difficili
Rispetto a un anno fa lo scenario è migliorato, sebbene le condizioni della zona euro rimangano ancora difficili: nei primi tre mesi del 2013 il prodotto interno lordo (Pil) si è contratto, il mercato del lavoro rimane debole e la produzione è scesa per sei trimestre consecutivi.
E in uno scenario incerto Draghi ha tracciato la strada da percorre: stabilità economica e prosperità. Nelle sue conclusioni il numero uno dell’Eurotower ha affermato che oggi bisogna concentrarsi “nel garantire la stabilità economica e la prosperità al popolo europeo. Con tanti giovani europei che si sentono privati delle opportunità e delle prospettive avute dalle precedenti generazioni, non è mai stata così forte l’urgenza di portare avanti questa visione”. 
La disoccupazione, soprattutto giovanile, rimane una delle principali problematiche nel Vecchio continente, e per questa ragione Draghi ha affermato che “la struttura del mercato del lavoro in alcuni Paesi deve essere riformata per riequilibrare” il sistema ed “evitare che il peso di condizioni più flessibili ricada in modo sproporzionato sulle nuove generazioni”.