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BCE: Draghi lascia i tassi invariati, “affrontare problema sofferenze è fondamentale”

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A Francoforte si è svolta la prima riunione del board della Banca Centrale Europea successivamente allo shock Brexit. Così come la Bank of England la scorsa settimana, anche il direttorio dell’Eurotower ha deciso di non alterare il livello attuale dei tassi d’interesse.

Nel dettaglio, la Bce lascerà invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale al minimo storico dello 0%. Per le operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca Centrale i tassi di riferimento restano rispettivamente allo 0,25% e al -0,40%.

Nella nota diffusa a margine della riunione, la Bce ha ricordato che prevede di mantenere i tassi “a questi livelli o a livelli più bassi per un periodo prolungato, ben oltre l’orizzonte del piano di acquisto di titoli“. Quest’ultimo, è stato confermato a 80 miliardi al mese, e sarà portato avanti almeno fino al marzo 2017. Eventuali estensioni del programma saranno prese in considerazione solo nel caso si renda necessario per riportare l’inflazione all’obiettivo del +2%.

Npl

“Creare una situazione legislativa che faciliti la creazione di un mercato dei Non performing Loan”, con queste parole Mario Draghi si è espresso sul problema delle sofferenze bancarie, portato all’attenzione del numero uno della Bce dai giornalisti presenti.

Nel corso della conferenza stampa, Mario Draghi ha dichiarato che “la situazione dei crediti deteriorati in Italia è un problema grande, che necessita di tempo per la soluzione”, ha proseguito il presidente dell’istituto centrale esprimendosi anche in riferimento alla direttiva sulle risoluzioni bancarie “le regole sul bail-in prevedono tutta la flessibilità necessaria, senza incappare nei divieti degli aiuti di Stato. Su questi temi la competenza resta però in capo alla Commissione europea”.

Brexit

“La Brexit sarà un fattore di rallentamento della ripresa europea”, per Mario Draghi il referendum del 23 giugno scorso ha rappresentato un fattore di incertezza e volatilità nei mercati finanziari, anche se questi ultimi “si sono mostrati resilienti allo shock” mostrando una capacità di recupero sorprendente.

Le implicazioni negative tuttavia potrebbero riguardare l’inflazione, che è vista ancora “a livelli molto bassi per un prolungato periodo di tempo”, e la scarsità di titoli di Stato. Infatti, le regole attuali del Qe vietano all’istituto centrale di mettere in portafoglio strumenti con rendimenti negativi per un ammontare superiore al tasso sui depositi (al -0,40%).

Secondo gli analisti finanziari la politica monetaria ultra espansiva di Mario Draghi troverà un vero limite nelle politiche fiscali dei Paesi dell’eurozona. L’elevato livello di indebitamento pubblico di questi ultimi (specialmente i periferici) pone un freno alle politiche fiscali e quindi all’emissione di ulteriore debito (nuove obbligazioni) che vada a soddisfare la domanda della Bce.