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Bce, debutto infuocato per Draghi

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E’ un giorno particolarmente importante quello odierno per l’Italia: da oggi è ufficialmente iniziata l’era di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea. L’ormai ex numero uno di palazzo Koch prenderà il posto di Jean Claude Trichet. Si tratta di un mandato indubbiamente prestigioso ma al tempo stesso di una difficoltà estrema.

Il nuovo governatore della Bce si troverà infatti a capitanare una barca, quella europea, in piena burrasca. Dopo le vicissitudini che hanno colpito il sistema bancario in scia all’esplosione della crisi dei mutui subprime in America e dopo aver già dovuto sostenere nei mesi scorsi le finanze di Atene, Dublino e Lisbona, ora il Vecchio Continente vede la stessa unità messa a repentaglio dall’amplificarsi delle tensioni legate alla sostenibilità del debito sovrano di alcuni Stati membri. L’obiettivo dei mercati è negli ultimi giorni sempre più l’Italia, incapace di arginare la crisi di fiducia degli investitori. Sintomatico in tal senso il continuo allargamento dello spread tra Btp e Bund: la scadenza a 2 anni oggi vede il differenziale prossimo ai 480 punti, il massimo dall’introduzione dell’euro, e quella a 10 anni ben oltre i 430 punti.

Il suo essere italiano non aiuta di certo Draghi: sono in primis i tedeschi a nutrire dei dubbi, non sulla sua figura professionale, di indubbie capacità, quanto sulla possibilità che il banchiere possa essere meno rigoroso nel controllo dell’inflazione e ancor più sull’indigesto piano di acquisto di titoli di Stato italiani e spagnoli che l’Eurotower sta portando avanti da alcune settimane.

L’era di Draghi inizia con diverse sfide, di portata strategica, da affrontare immediatamente, pena una fine anticipata del proprio mandato in scia al venir meno della moneta unica europea. Un default dell’Italia presumibilmente andrebbe in questa direzione, visto il terremoto finanziario che si verrebbe a creare su scala mondiale.

La prima e più importante sfida del nuovo Governatore della Bce è unire i politici e i funzionari europei. Le innumerevoli spaccature degli ultimi mesi non favoriscono certamente la fiducia degli investitori. Appena una soluzione sembra essere stata presa, apprezzata dal mercato e sostenuta da tutti, ecco che dal coro dei leader del Vecchio Continente partono i distinguo. Una volta i finlandesi, un’altra i francesi, più di una i tedeschi e ora, come se i problemi da loro causati al sistema economico europeo non fossero già stati abbastanza, i greci. Il concetto che Draghi dovrà far passare è semplice: senza un reale sostegno reciproco che metta in secondo piano gli interessi personali delle singole nazioni, tutto il sistema si avviterebbe su se stesso. La crisi sovrasterebbe tutti, anche quelli che ora si sentono più forti se non i primi della classe.

Il secondo punto riguarda la gestione della politica economica europea: mentre la Germania continua a marciare come una locomotiva, dall’altra sempre più nazioni stanno accusando i colpi del rallentamento economico. Il prossimo giovedì la Bce sarà chiamata a decidere sul livello di tassi di interesse più appropriato e lo farà a poche ore dall’inizio del G20 di Cannes.

Fermi da qualche mese all’1,5%, livello decisamente più elevato rispetto ai saggi di Fed, Boe, Boj, i tassi dovrebbero essere tagliati al più presto anche in Europa secondo alcuni analisti. Draghi dovrà dunque decidere se presentarsi con un taglio di interessi già nel primo meeting da lui presieduto o aspettare almeno la riunione di dicembre. Una sforbiciata di 25 punti base è ormai scontata dal mercato entro la fine del 2011, la sorpresa potrebbe venire da un calo di 50 punti base del costo del denaro.
Quello che è certo è che se il banchiere romano tagliasse subito i tassi, i tedeschi vedrebbero confermati i loro timori di avere alla guida una colomba e non un falco.

Questo non farebbe che amplificare le resistenze tedesche all’acquisto di ulteriori bond italiani da parte della Bce e rischierebbe di mettere sottosopra anche i già delicati equilibri trovati solo la scorsa settimana circa il potenziamento dell’Efsf oltre i 1.000 miliardi di euro.

Sono dunque molte e variegate le sfide che Draghi dovrà affrontare nel suo mandato, il più difficile dalla nascita della Banca centrale europea. Il banchiere italiano però ha una grande opportunità: se non sarà l’ultimo governatore dell’Eurotower, se riuscirà a portare a termine il mandato e a salvare l’euro, verrà ricordato per sempre come uno dei migliori economisti della storia moderna dell’Europa. Da italiani la speranza è questa. Buon lavoro Governatore.

Riccardo Designori
Ufficio Studi Brown Editore

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