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Bce: cosa aspettarsi tra tagli tassi, Ltro e quantitative easing. Ecco le armi di Draghi

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Mancano poche ore al meeting della Banca centrale europea (Bce) e il mercato si interroga sulle possibili mosse che l’Eurotower potrebbe mettere in atto per sostenere la crescita e contrastare il rischio deflazione. D’altronde nella riunione di maggio, Mario Draghi aveva espressamente parlato di un intervento, se necessario, per contenere il rischio di bassa inflazione. E a guardare i dati diffusi dall’Eurostat, con un’inflazione scesa a maggio allo 0,5%, il più basso livello da oltre quattro anni e mezzo e sotto le attese del mercato, l’azione della Bce sembra ormai certa. “La lettura dell’inflazione così bassa dovrebbe dissipare ogni esitazione all’interno del consiglio direttivo ad agire in modo aggressivo giovedì”, ha commentato Martin van Vliet, analista di Ing. 
Ma quali sono le possibile mosse che Mister Draghi potrebbe annunciare? 
Sembra ormai certo che il consiglio direttivo della Bce opererà un taglio dei tassi di interesse di almeno 10 punti base. La sforbiciata (l’ultima risale al novembre dello scorso anno) porterebbe così i tassi su nuovi minimi storici e quello sui depositi in negativo per la prima volta nella storia. Ma l’Eurotower, secondo gli esperti, potrebbe spingersi più in là e annunciare anche un programma di acquisto di ABS o un nuovo piano di rifinanziamento a lungo termine (Ltro, long term refinancing operation) messo a disposizione a favore degli istituti di credito, dopo quelli lanciati nel dicembre del 2011 e nel febbraio del 2012. “Un taglio più radicale dei tassi, l’eliminazione della sterilizzazione della liquidità generata dal programma Smp, un programma di acquisto di ABS e un quantitative easing su larga base sono meno probabili, ma non da escludere”, sostengono gli analisti di Credit Suisse, che lasciano la porta aperta a manovre più incisive. 
Il quantitative easing all’europea
Tra le armi di Draghi c’è infatti anche un possibile quantitative easing, il piano di acquisto asset adottato già da tempo dalle altre banche centrali (in primis la Federal Reserve, ma anche la Bank of England e la Bank of Japan). Lo stesso numero uno della Bce l’ha menzionato tra le opzioni di intervento, se la situazione lo dovesse richiedere. Una misura, che sebbene meno probabile, non viene esclusa a priori: “La Bce dovrebbe implementare il quantitative easing per contrastare il rischio di deflazione”, sostiene Donatella Principe, responsabile Institutional Business di Schroders Italia, individuando tre possibili modi di attuazione. “La prima opzione è un acquisto di titoli di stato, uno strumento in realtà indirettamente già utilizzato (sebbene con sterilizzazione): il suo limite starebbe nel fatto che oggi il problema dell’Eurozona non è più il costo del finanziamento del debito pubblico. Inoltre la Bce sarebbe accusata di continuare a sostenere i governi senza fare nulla per aiutare l’economia reale”. La seconda opzione indicata dall’esperta di Schroders è l’acquisto di corporate che “sarebbe una delle soluzioni ideali, visto che rappresenterebbe un modo di veicolare liquidità direttamente nelle imprese. Tuttavia il mercato corporate europeo non è sufficientemente profondo da rendere questa opzione percorribile senza rischi di bolla”. L’ultima opzione è l’implementazione di un meccanismo ibrido, come una penalizzazione per le banche che non concedono credito al sistema produttivo. “Si tratterebbe di uno strumento estremamente efficace – sottolinea Donatella Principe – ma oltre alla difficoltà di monitorare in modo corretto le azioni delle banche, questa soluzione presta il fianco a due critiche importanti: prima di tutto si tratterebbe di un meccanismo i cui costi sarebbero sopportati solo dalle banche, senza rischio per la Bce. Un’asimmetria difficilmente compatibile con stress test e criteri di Basilea. In secondo luogo la Bce potrebbe essere accusata di uscire dal campo della politica monetaria per mettere in atto di fatto una politica industriale”.  
Quali possibili reazioni?
Quale sia l’azione della Bce che verrà attuata, i mercati finanziari reagiranno di conseguenza e tra i titoli, certamente, il comparto bancario sarà quello più esposto. Guardando al passato, la reazione delle Borse e delle banche a politiche espansive è generalmente positiva, con un miglioramento del sentiment sulla crescita. Tuttavia, gli istituti finanziari potrebbero accorgersi presto del rovescio della medaglia: gli analisti di Nomura hanno evidenziato infatti come un eventuale taglio dei tassi di riferimento da parte della Bce impatterà in modo negativo sui margini delle banche europee, che vedranno il tasso sui depositi scivolare in territorio negativo. Un costo che non potranno evitare o far ricadere sulla clientela.