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La Bce chiude l’anno del Qe europeo. Mario Draghi sparerà tutte le cartucce disponibili?

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Mario Draghi ha promesso in diverse occasioni un intervento sostanzioso della Banca centrale europea nella riunione di dicembre. Su questa base il mercato ha creato aspettative forse troppo elevate. Secondo gli analisti la Bce potrebbe tenere da parte qualche cartuccia e deludere i mercati. 
La Banca centrale europea (Bce) saluterà, con l’ultima riunione dell’anno, un 2015 all’insegna del Quantitative easing. Inaugurata a marzo, la strategia di acquisto asset dell’Istituto guidato da Mario Draghi era stata annunciata nel primo meeting del 22 gennaio. Quanto deciso nel corso delle successive riunioni non è bastato. La crescita è tornata a fare capolino in tutti i Paesi dell’Eurozona ma l’inflazione si manifesta a macchia di leopardo. Il dato relativo all’intera Unione monetaria è comunque debole e lontano dall’obiettivo di conforto del 2%. La stima preliminare relativa al mese di novembre ha segnato +0,1% tendenziale. La crescita dei prezzi al consumo core, depurata delle componenti più volatili si è invece attestata a +0,9% in calo dall’1,1% del mese di ottobre. 
“In Europa la deflazione rappresenta un bersaglio mobile (e quindi più difficile da colpire) poiché alcuni Paesi mostrano la presenza di inflazione mentre altri, quelli più grandi, si trovano ancora a fronteggiare lo spettro del calo dei prezzi”. Per colpire il “bersaglio mobile” secondo la definizione datane dagli analisti di Wisdom Tree, Mario Draghi ha lanciato quante più frecce possibile. E ne lancerà altre. È stato lui stesso a prometterlo in diverse occasioni creando, forse, aspettative eccessive nel mercato. Una delusione potrebbe causare un incremento della volatilità. 
“Le aspettative sul meeting sono molto alte – spiega Martin Harvey, gestore obbligazionario di Columbia Threadneedle Investments -. Il mercato si attende un taglio sui tassi di deposito e un’espansione del Quantitative easing e si è posizionato di conseguenza. Per superare queste aspettative sarà necessario un taglio di almeno 20 punti base sui tassi di deposito e un ampliamento sostanzioso del Qe. L’ostacolo è molto alto e non pensiamo possa essere raggiunto. Abbiamo pertanto scelto di mantenere un sovrappeso sulle obbligazioni periferiche che dovrebbero trovare sostegno anche in caso di delusioni contenute”. 
Anche Francois Raynaud, gestore di Edmond de Rothschild Asset Management, dubita sulla possibilità di soddisfare completamente le attese del mercato: “La Bce potrebbe scegliere di farlo ma avrebbe in seguito meno spazio di manovra considerando che le previsioni di inflazione per il prossimo anno sono più elevate a causa dell’effetto base dei prezzi delle materie prime. Inoltre potrebbe scegliere di mettere da parte alcune cartucce in attesa della riunione della Federal Reserve, in programma il prossimo 16 dicembre. La Bce è consapevole che dovrà minimizzare qualsiasi rischio di contagio dal rialzo dei tassi negli Stati Uniti”.