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Bce chiederà a Popolare Vicenza e Veneto Banca altri 5,7 mld, lo Stato metterà 2 mld

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Integrazione e soprattutto nuova necessità di rafforzamento patrimoniale. Per Popolare Vicenza e Veneto banca si prefigura una prima parte di febbraio di fuoco con l’antipasto odierno dei cda dei due istituti. Le riunioni dei board si terranno a Roma poiché quest’oggi è in programma anche un incontro al ministero dell’Economia preparatorio per la presentazione alla Bce dei piani di fusione e ulteriore rafforzamento patrimoniale.

Stando alle ultime indicazioni emerse dalla stampa l’ammanco patrimoniale che sarà sancito dalla Bce ammonta a 5,7 miliardi. La cifra, riportata oggi da La Repubblica, sarà in parte coperta con le riserve residue del fondo Atlante (1,7 miliardi), che risulta azionista di controllo dei due istituti con una quorta del 98%. I restanti 3 miliardi arriverebbero in parte dalla conversione in azioni dei bond subordinati delle due banche in mano ad investitori professionali (1 miliardo) e la restante parte dallo stato probabilmente attraverso l’emissione di un bond da 2 miliardi. Risorse statali che verranno pescate dai 20 miliardi stanziati con il decreto salvarisparmio di dicembre.

All’ordine del giorno dei cda odierni anche il progetto di fusione tra le due entità con l’approvazione del nuovo piano industriale. La nuova entità sarà guidata da Fabrizio Viola, ex numero uno di Mps e attuale ad della Popolare Vicenza. L’obiettivo di medio periodo (tre anni) è quello di ripulire i bilanci dagli attuali 8 miliardi di sofferenze e rendere la nuova entità appetibile per essere acquisita da un altro istituto. Scenario da evitare invece è quello di finire nelle mani dello stato.