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Alert crescita per l’intera Europa, Bce prepara cambio spartito? Anche Weidmann in versione colomba sui tassi

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Cresce la preoccupazione in seno alla Bce circa i rischi sulla crescita in area euro che si stanno repentinamente orientando al ribasso. Dopo le indicazioni in tal senso del vice presidente Guindos e del capo economista Praet, oggi dichiarazioni in tal senso sono arrivate anche da Knot, governatore della banca centrale olandese. In particolare ieri le parole di Praet (“tutte le opzioni sono aperte”) hanno scatenato le vendite sull’euro (sceso a 1,12 contro il dollaro). Ancora nessuno parla apertamente di ipotesi estensione del QE oltre il termine di fine 2018 ma l’ultimo meeting del 2018, con i dati aggiornati su crescita e inflazione, potrebbe indurre qualche ripensamento dell’ultima ora.

Ipotesi nuovo Tltro

Oggi è arrivata anche la doccia fredda dall’economia tedesca in flessione nel terzo trimestre (prima volta degli ultimi 3 anni e mezzo) e prende corpo tra gli strategist di mercato l’ipotesi di un nuovo Tltro. “Il marcato calo del PIL tedesco del terzo trimestre insieme alla necessità di rendere più graduale il processo di drenaggio della liquidità in vista delle scadenze delle precedenti Tltro soprattutto nel 2020, rende più verosimile l’ipotesi di una nuova operazione Tltro a dicembre o al massimo agli inizi del 2019, nel qual caso lo spread potrebbe temporaneamente ridimensionarsi“, argomenta Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM.

Klaas Knot, governatore della banca centrale olandese e membro del Consiglio direttivo della BCE, ha ammesso che ci sono dei rischi all’orizzonte che potrebbero potenzialmente causare uno stallo della crescita, compresa la Brexit, lo stallo tra i Italia e UE sul budget 2019 e la guerra commerciale USA-Cina. “E’ inevitabile concludere che ci sono rischi al ribasso per la regione”, asserisce Knot.

 

Weidmann vede normalizzazione politica monetaria ancora lontana

Il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, sembra uniformarsi alla posizione dominante in seno alla Bce e non va in pressing sul fronte tassi. “Servirà molto tempo prima di tornare a politica monetaria normale”, ha detto oggi il presidente della Bundesbank che in passato aveva più volte caldeggiato una normalizzazione rapida della politica monetaria e uno stop al piano di QE. La Bce prevede di terminare il suo piano di acquisto di bond a dicembre, ma ha promesso un continuo sostegno ai paesi dell’euro per adattarsi alla nuova situazione con bassi tassi di interesse con tassi a zero almeno fino all’estate 2019.

Il presidente della Bundesbank è uno dei candidati in pole position per sostituire Mario Draghi alla guida della BCE, una volta che il banchiere italiano terminerà il proprio mandato a ottobre 2019. Le parole di Weidmann arrivano nel giorno della lettura del Pil tedesco, sceso dello 0,2% nel terzo trimestre 2018, facendo peggio delle attese e acuendo i timori sulla crescita.

Il capo economista della BCE, Peter Praet, ha asserito ieri che è ancora necessario uno stimolo monetario significativo dicendo che “tutte le opzioni sono aperte”, compreso il ripristino del programma di acquisto di attività se i dati cambiano in quella direzione. Parole che hanno contribuito al vistoso calo dell’euro anche se Praet ha specificato che sarebbe necessario un sostanziale grado di cambiamento nello scenario di base per tornare a misure non convenzionali. Sull’aumento dei tassi, Praet ha detto che è prematuro segnalare un percorso di rialzo del costo del denaro.

Bastone e carota per l’Italia: ok aumento spese, ma debito va ridotto

Weidmann si è soffermato anche sull’Italia, alle prese con il braccio di ferro sulla Manovra 2019 con la Commissione UE. “Il governo italiano può aumentare la spesa, ma solo se lo fa non a discapito di un debito più elevato“, afferma il presidente della Bundesbank. “È perfettamente legittimo che un nuovo governo stabilisca nuove priorità politiche – prosegue il membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea in un discorso tenuto a Berlino – Tuttavia, nella misura in cui queste a spese aggiuntive sia associata la riduzione di altre spese o l’aumento delle entrate. Non bisogna rinunciare ai requisiti base per la riduzione del debito”.

Il presidente della Bundesbank ha sottolineato che la politica monetaria non sarà in grado di fornire un grande sostegno quando la prossima crisi arriverà e paesi fortemente indebitati come l’Italia dovrebbero cercare di ridurre il loro debito. “Non condivido l’idea che i problemi di crescita si risolvono con un debito sempre maggiore e che l’alto debito non è un problema”, ha detto Weidmann aggiungendo: “Per un’unione monetaria con una politica monetaria comune e 19 politiche fiscali nazionali, è fondamentale che i suoi stati membri dispongano di bilanci solidi”.