Bce: BTP e Bund i più venduti da investitori esteri. Italia: squilibri eccessivi da quattro anni

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Dal bollettino della Bce, pubblicato nel giorno che sigla la fine dell’asta TLTRO, arrivano indicazioni poco confortanti per l’Italia. Dal documento emerge infatti che l’anno scorso l’Italia è stata la più colpita dalle vendite di titoli di stato decise dagli investitori esteri. Insieme Germania. Tradotto in termini operativi, i BTP e i Bund sono stati scaricati dagli investitori con maggiore facilità rispetto ad altri titoli dei debiti sovrani europei.

“I dati a livello di singoli paesi mostrano deflussi netti di investimenti di portafoglio per i principali paesi dell’Eurozona, alimentati dalle vendite nette da parte di investitori esteri di titoli di debito pubblico e dagli acquisti netti di attività estere da parte di investitori domestici. Le maggiori vendite nette di titoli di debito da parte di investitori esteri si sono verificate in Italia (4,1 per cento del Pil), in Germania (3,1 per cento del Pil) e Spagna (1,8 per cento del Pil)“.

Ma su quali titoli di debito si sono riposizionati gli investitori esteri? Nel bollettino si legge che “gli investitori esteri sono stati acquirenti netti di titoli di debito francesi (con acquisti netti pari all’1,2% del Pil)”. Spagna e Francia sono state interessate, inoltre, anche da “afflussi netti di investimenti di portafoglio in titoli azionari da parte di investitori esteri”.

Nel bollettino economico emerge poi anche un altro dettaglio: la Bce ricorda che l’Italia è tra i paesi per cui l’Unione europea rileva “squilibri macroeconomici eccessivi” per il quarto anno consecutivo, a fronte di “Spagna e Slovenia, le uniche che sono riuscite a uscire da questa categoria“.

La presenza di squilibri – ma non eccessivi – è stata individuata anche in Germania, Slovenia, Svezia, Spagna, Paesi Bassi, Irlanda.

Per l’Italia, una notizia positiva arriva oggi da un articolo de Il Sole 24 Ore, da cui emerge che il risanamento condotto negli anni della grande crisi e il calo dei tassi inaugurato dalla politica ultra espansiva della Bce consentiranno a fine 2017 di ridurre la spesa per interessi di circa 19,6 miliardi rispetto al 2012 (erano 17,1 miliardi a fine 2016).

Il Sole si riferisce alle stime che sono “in corso di elaborazione da parte dei tecnici del ministero dell’Economia”, e che verranno definite nel dettaglio all’interno del Documento di economia e finanza che il Governo presenterà entro il 10 aprile.

Tornando alla Bce, oggi è una giornata quasi epocale, che segna la fine di un programma, inaugurato dalla Bce di Mario Draghi, che ha dato negli ultimi anni nuova linfa alle banche prostrate dalla crisi dell’Eurozona.  Oggi si conclude infatti il programma noto con la sigla TLTRO, acronimo che sta per Targeted Longer-Term Refinancing Operations – prestiti erogati dalla Banca centrale europea agli istituti di credito a tassi che partono dallo zero in giù – e con scadenza a quattro anni.

Il programma, uno dei tanti di politica monetaria ultraespansiva inaugurati da Mario Draghi negli ultimi anni, è nato nel settembre del 2014, ed è stato ripresentato in una sua seconda versione con termini ancora più generosi lo scorso anno.

Un totale di 11 operazioni, che finora hanno permesso alle banche di ricevere un valore netto di 570 miliardi di euro, nell’ambito di un piano di stimoli monetari che include, anche, tassi di interesse negativi e un Quantitative Easing del valore di 2,28 trilioni di euro.

Il TLTRO è nato da un precedente programma, l’LTRO, sempre lanciato dalla Bce, alla fine del 2011.

Con l’LTRO la Bce ha erogato finanziamenti alle banche per un valore di centinaia di miliardi al tasso di interesse dell’1%: tale somma è stata investita dagli istituti soprattutto in bond governativi.

Con il TLTRO la Bce ha inaugurato un altro piano: quello non tanto di prestare, ma di dare direttamente liquidità agli istituti, a condizione che questi venissero usati principalmente per finanziarie il credito alle piccole e medie imprese e non per speculare sul mercato dei bond o mercato immobiliare.