1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Bce allarma Bankitalia e Confindustria. Eba: Cet1 ratio Italia penultimo Ue

Mentre l’Eba snocciola nuovi dati che confermano il crollo delle sofferenze in Italia, Abi, Bankitalia e Confindustria mostrano tutte le loro preoccupazioni e perplessità sull’addendum di Francoforte.

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Banche e imprese italiane insieme contro le nuove disposizioni della Bce, in merito alla gestione degli NPL, i crediti deteriorati. Mentre l’Eba snocciola nuovi dati che confermano il crollo delle sofferenze in Italia, Abi, Bankitalia e Confindustria mostrano tutte le loro preoccupazioni e perplessità su istruzioni che, secondo quanto ha avvertito anche un report di Credit Suisse, sono potenzialmente negative per le banche italiane.

Tanto che nei quartieri generali degli istituti italiani, come segnala un articolo de Il Sole 24 Ore, ora scattano le simulazioni su quali potrebbero essere le conseguenze nel caso in cui tali istruzioni, soggette a consultazione, diventassero nuove regole. Regole che sarebbero applicate a partire dal 2018 e che non sarebbero vincolanti, ma che richiederebbero comunque alle banche di dare spiegazioni su eventuali scostamenti.

Arrivano anche le prime stime di Equita, da cui risulta che il costo del rischio nel primo biennio dovrebbe salire di una decina di punti base, portando il costo dei nuovi accantonamenti a 1,3 miliardi di annui. Maggiori costi per le svalutazioni avrebbero un impatto negativo sulla redditività (-60 punti base in termini di Rote adjusted nel 2019), portando i profitti del settore in calo dell’8%.

Proprio nel momento in cui le banche in generale e italiane in particolare sono già impegnate a fare la loro parte, attraverso la cessione degli Npl e importanti decisioni di risanamento, arriva insomma un’altra stangata dalla Bce.

Intanto l’Eba fa il punto della situazione, e riconosce i progressi positivi del settore bancario europeo. Certo, il problema è sempre quello dei Non performing loan, una minaccia che incombe sugli istituti, e che rappresenta rischi sia per la qualità degli asset che per la sostenibilità degli utili.

Nel suo rapporto sul rischio del sistema, l’istituzione rende noto che nel secondo trimestre il Cet1 ratio dell’Ue ha testato un nuovo picco dal quarto trimestre del 2014, salendo dal 14,1% del primo trimestre al14,3%. In tutti gli Stati Ue si registra un ratio medio superiore al 10%.

L’Italia è tuttavia penultima nella classifica, con un ratio compreso tra il 12% e il 13%, seguita solo dalla Spagna. Nell’Unione europea la media del Cet1 ratio è più alta, appena al di sotto del 15%, e sotto la media si trovano per l’appunto l’Italia, la Spagna, ma anche l’Austria, la Francia, Cipro e Portogallo.

Da segnalare che il Cet1 ratio, acronimo di Common Tier Equity 1 ratio, è il principale parametro che indica la solidità di una banca e si calcola dividendo il capitale ordinario Tier 1 con le attività ponderate per il rischio. Maggiore è il Cet1 ratio, maggiore è la capacità della banca in questione di gestire i rischi legati al mancato rimborso dei crediti da parte dei clienti, appunto legati ai crediti deteriorati.

Dall’analisi dell’Eba viene certificato il miglioramento della qualità del portafoglio prestiti grazie al ratio di non-performing loans che continua a scendere nell’Unione europea. Nel periodo analizzato il calo è stato di 30 punti base al 4,5%, minimo dal quarto trimestre del 2014.

L’Eba comunica che a fine giugno giugno le sofferenze lorde delle banche dell’Ue analizzate sono state pari a 893 miliardi, in flessione rispetto a settembre 2016, quando erano di 1.038 miliardi.

In Italia il calo ha portato lo stock a 199,7 miliardi contro 275,9 miliardi precedenti, ma è ancora al top della classifica delle sofferenze su base lorda: seguono la la Francia 141 miliardi contro 148,5 miliardi; la Spagna 127,3 miliardi contro 136,1 miliardi; la Grecia, con 108,1 miliardi contro 114,1 miliardi precedenti.

I progressi insomma ci sono, anche se i rischi permangono. Per questo, le disposizioni della Bce vengono viste come un ulteriore ostacolo al risanamento del sistema, soprattutto quello italiano. E Confindustria tema una stretta del credito, con ripercussioni pesanti sulle imprese.

Così in una nota Confindustria:

Le imprese sono estremamente preoccupate per l’addendum alle linee guida sul trattamento degli npl messo in consultazione ieri dalla Bce. Contiene una serie di previsioni e di automatismi che, se confermati, avrebbero un impatto di grande rilievo sui requisiti patrimoniali delle banche, imponendo loro nuovi e onerosi accantonamenti e anche sul mondo delle imprese con una ulteriore, ingiustificata, stretta nell’offerta di credito”.

La nota continua, rilevando che “si tratta dell’ennesimo intervento che modifica significativamente disposizioni già esistenti, con l’effetto non solo di spiazzare le banche e i loro piani industriali a medio e lungo termine, ma anche di penalizzare i risparmiatori azionisti delle banche e, soprattutto, di restringere i canali di finanziamento delle imprese, in particolare di quelle piccole e medie, incidendo sulla crescita e sul livello di occupazione in tutta Europa”.

Confindustria definisce la scelta della Bce “incomprensibile, dato che nelle attuali regole ci sono tutti i meccanismi necessari ad assicurare adeguata copertura dei crediti deteriorati”. Una decisione anche “irragionevole in questo momento storico, specie se si considera che siamo all’inizio di una fase di ripresa e che con simili interventi si rischia di ridurre e depotenziare gli effetti positivi che si sono realizzati nell’economia reale e che è necessario continuare a stimolare con ulteriori interventi di politica economica”.

Confindustria è pronta così ad agire anche in sede europea, e non solo per contestare “l’impostazione e la tempistica delle nuove linee guida sugli npl, ma più in generale per ribadire ai regolatori che occorre coerenza nelle linee di politica economica e quelle della politica monetaria che devono essere anticicliche ed espansive e non invece antitetiche, così da assicurare l’indispensabile equilibrio tra le azioni volte a perseguire la stabilità del settore finanziario e quelle mirate a stimolare competitività e crescita”.

Dal canto suo Bankitalia, in base a quanto trapela da fonti di Via Nazionale, manda un chiaro messaggio alla Bce, invitandola a non esagerare sugli npl e auspicando una versione finale equilibrata del calendar approach che come minimo escluda le posizioni garantite da collaterale e chiaramente si applichi solo ai nuovi flussi e non allo stock di crediti esistenti.