La battuta d'arresto dell'export preoccupa Pechino. Si teme un "hard landing" dell'economia

Inviato da Titta Ferraro il Gio, 13/10/2011 - 15:04

I deboli riscontri pervenuti oggi dalla bilancia commerciale cinese hanno contribuito ad acuire i timori di un rallentamento più forte del previsto per l'economia del gigante asiatico. A deludere sono state le esportazioni il cui tassi di crescita annuo è sceso fortemente a settembre rispetto al mese precedente. Il surplus commerciale cinese nel mese di settembre si è attestato a 14,51 miliardi di dollari. Il dato si raffronta ai 17,76 miliardi di agosto. In particolare le esportazioni sono salite del 17,1% contro il +24,5% di agosto; gli analisti si attendevano una crescita pari a circa il 20%. Le importazioni sono contestualmente salite del 20,3% rispetto al +30,2% di agosto, contro il +23,7% stimato dagli analisti.

Export depresso da rallentamento economico di Usa ed Europa
Il tasso di crescita dell'export risulta ai minimi degli ultimi 7 mesi complice soprattutto il deterioramento del contesto economico globale con il rallentamento in atto specialmente in Europa e Stati Uniti. Il parallelo calo delle importazioni è un segnale che è in atto anche un rallentamento della domanda interna complice la stretta monetaria che sta portando avanti la Cina per contenere l'inflazione Pechino, in caso di ulteriori segnali di "hard landing" (atterraggio duro) della congiuntura economica, potrebbe essere costretta a rivedere la propria politica monetaria cercando di evitare un rallentamento eccessivo dell'attività economica.
Le pressioni sui prezzi hanno indotto la banca centrale cinese ad alzare tre volte quest'anno i tassi d'interesse, con quelli sui prestiti a un anno portati al 6,56% e quelli sui depositi al 3,50%. L'inflazione a settembre è attesa in lieve calo al 6,1 per cento dal 6,2 del mese precedente (il dato è in uscita domani). Dalla Banca centrale cinese frenano però sulla possibilità di un allentamento monetario. Zhou Xiaoqiang, capo del ramo Changsha della People's Bank of China, in un discorso pubblicato su China Finance ha rimarcato che bisogna mantenere una prudente politica monetari, perché un allentamento monetario rischierebbe di spingere l'inflazione che viaggia ancora nei pressi dei massimi a 3 anni.

Settimana scorsa Goldman Sachs ha tagliato le stime sul Pil cinese che nel 2012 è visto salire dell'8,6%, contro il +9,2% pronosticato in precedenza. Minore crescita dovuta proprio al rallentamento globale e dell'indebolimento della componente investimenti. . "La capacità della Cina -rileva Goldman- di fronteggiare il rallentamento economico con nuovi stimoli oggi è inferiore rispetto al 2008 a causa dell'andamento dei conti pubblici".

Un recente studio del Fondo Monetario internazionale ha analizzato i possibili impatti sulla Cina di una nuova profonda recessione dei Paesi sviluppati. Assumendo un calo dell'1% del pil Usa e del 3,5% per quello dell'Eurozona, l'Fmi vede un potenziale impatto negativo del 4% sul pil cinese.

Il fattore yuan
Un altro nodo è rappresentato dall'impatto negativo sulle esportazioni della Cina del progressivo apprezzamento dello yuan. In caso di perdurante calo dell'export Pechino potrebbe agire sul cambio per aumentare la competitività delle proprie imprese. A fine settembre il vice ministro del Commercio, nell'anticipare il rallentamento dell'export previsto nei prossimi mesi, ha comunque sottolineato che questo non si tradurrà automaticamente in un movimento al ribasso della valuta.
Martedì il Senato Usa ha approvato un disegno di legge volto a stimolare l'apprezzamento dello yuan a un ritmo più veloce prevedendo la possibilità di istituire dazi e sanzioni contro quei Paesi che mantengono la valuta sottovalutata per trarne vantaggio a livello di esportazioni. Piccata la reazione cinese che valuta questo atto come una sorta di dichiarazione di guerra commerciale.
 
Pechino in soccorso delle piccole imprese con sgravi fiscali e più facile accesso al credito
La Cina ieri ha  annunciato un piano di aiuti alle piccole imprese che comprende sgravi fiscali e un più facile accesso a prestiti bancari. La decisione del Consiglio di Stato è arrivata dopo un meeting presieduto dal premier cinese Wen Wen Jiabao. Pechino ha rimarcato come le piccole imprese svolgano un ruolo "insostituibile nella creazione di occupazione, innovazione tecnica e la stabilità sociale", con le difficoltà di finanziamento e gli oneri fiscali affrontate da alcune di loro che meritano grande attenzione.
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