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Basilea 3 non fa più paura: dal Credit Suisse a Barclays tutti in fila con i ratios a posto

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Basilea 3 non fa più paura. Dal conclave, che ha visto riunito il 12 settembre scorso i 27 banchieri centrali del mondo per definire le nuove regole della supervisione bancaria, sono uscite indicazioni tutto sommato gestibili dal mondo del credito. Una soglia minima di riserva in capitale azionario pari al 4,5% degli asset totali, alla vigilia si temeva un livello più alto al 6%, più un primo “cuscinetto di protezione” pari a un aggiuntivo 2,5% e un ulteriore cuscinetto “anticiclico” di entità da definire dalle singole autorità nazionali, ma comunque non superiore al 2,5%. Sono questi i numeri usciti dal cappello dei super banchieri.


E il mondo del credito non trema più. Le tanto temute ripercussioni sui conti delle banche non ci saranno. Stamattina sono arrivate nuove conferme. La boutique finanziaria svizzera, Credit Suisse, ha fatto sapere che sarà in grado di rispettare i piani di crescita e di dividendo anche con le nuove regole bancarie locali e globali. Lo ha annunciato l’amministratore delegato dell’istituto, Brady Dougan. “I requisiti di Basilea III sulla composizione e transizione della struttura patrimoniale sono in linea con le attese della banca, ha aggiunto il banchiere.

“Le attuali discussioni indicano che l’authority svizzera presumibilmente richiederà un cuscinetto aggiuntivo per le banche maggiori”, ha ancora spiegato Dougan. Credit Suisse, inoltre, prevede circa 400 miliardi di franchi svizzeri di asset a rischio dopo l’applicazione dei requisiti Basilea III e un impatto minimo sui ricavi.


Anche la terza banca britannica, Barclays, non si presenterà con il cappello in mano ai suoi azionisti. L’istituto non ha bisogno di un aumento di capitale per presentare quei coefficienti patrimoniali richiesti dall’introduzione della normativa Basilea 3, ha detto il presidente di Barclays, Robert Diamond. Il numero uno di Barclays ha spiegato che l’istituto ha rafforzato il coefficiente core Tier 1, ha aumentato le riserve di liquidità e ridotto la leva finanziaria.


A Piazza Affari invece la comunità finanziaria si interroga sul destino del Banco Popolare e in particolare sulle voci di una possibile ricapitalizzazione da 2 miliardi di euro. Una ipotesi che secondo quanto risulta a Finanza.com è totalmente priva di fondamento. E anche diversi analisti la ritengono un’operazione non realizzabile, anche alla luce delle attuali condizioni di mercato.