Barilla "sgambetta" Bpi con svalutazione Kamps, che allontana il breakeven

Inviato da Alfredo Faieta il Gio, 25/05/2006 - 20:00
Il profondo rosso del gruppo Barilla nel 2005, pari a 571 milioni di euro pre-tasse, è il frutto della maxi-svalutazione della controllata tedesca Kamps (639 milioni di euro), che è tornata ora a valori coerenti con le sue prospettive economiche. Il neo amministratore delegato della società Robert Singer, da appena 4 mesi in carica, non gira intorno alle questioni quando deve affrontare il nodo più spinoso del bilancio 2005 del gruppo parmense, chiuso con perdite di gruppo pari a 268 milioni di euro. Sì, perché il 49% di quella maxi svalutazione non è di pertinenza di Barilla, ma dei soci di minoranza di Kamps, tra i quali spicca la Banca popolare italiana che ne è anche azionista e nell'era Fiorani fu protagonista di quella acquisizione. E delle perdite pre-tasse ben 341 milioni di euro non sono affare di Barilla.
La società vede nel suo futuro soprattutto la crescita negli Stati Uniti, dove si appresta a costruire un nuovo stabilimento nello stato di New York e dove conta di raddoppiare nei prossimi 5-6 anni la quota di mercato attuale nella pasta, pari al 21% circa. Gli Usa rappresentano il Nuovo mondo, perché nel Vecchio non è facile portare a casa crescite di fatturato sostanziali senza acquisizioni, come hanno dimostrato i conti 2005 chiusi con ricavi pari a 4,61 miliardi di euro, leggermente inferiori al 2004 quando furono pari a 4.675 miliardi a causa della debolezza della controllata tedesca. Anche il margine operativo lordo non è cresciuto: 503 milioni di euro contro i 499 del precedente esercizio.
Ma se all'orizzonte ci sono gli Usa, l'argomento caldo sul tavolo è sempre Kamps. Che è peggiorata nel 2005 (-0,83% il fatturato, -19% l'ebitda), e che "andava svalutata, perché così impongono i principi contabili" ha detto Singer. Per Kamps si allontana anche il pareggio operativo, già previsto per fine 2007, e ora necessariamente spostato in là, come ha detto a Finanza.com il presidente della holding Guido Barilla. Ora il fair value di Kamps è 850 milioni di euro, la metà di quanto fu pagata durante l'operazione del 2002.
Ora la palla passa a Bpi, che finora non ha voluto ritoccare la sua partecipazione del 41% detenuta tramite una fondazione di diritto olandese. La maxi svalutazione non sarà digerita facilmente, e sui titoli Bpi dovrebbe pesare sempre quest'incertezza fin quando non verrà fatta piena luce. Inoltre, secondo quanto puntualizzato in conferenza stampa, i diritti di Bpi (e dei consoci finanziari) di vendere le proprie partecipazioni a Barilla non sono esercitabili fino al 2010 (e non 2009 come riferito da Lodi), momento nel quale bisognerà prendere una decisione sulla quotazione (o sulla cessione) per monetizzare l'investimento.

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