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Barilla: pronti ad impugnare delibera conti 2005 di Bpi, in studio novità per Kamps

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Il bilancio 2005 di Banca Popolare italiana è scritto in modo “corretto”? A Parma, nel quartier generale di Barilla se lo sono chiesti, e la risposta che si sono dati è “no”. La multinazionale emiliana e l’istituto della Bassa lombarda, di cui il gruppo alimentare è azionista con lo 0,85%, sono da tempo ai ferri corti per la questione Kamps, e nell’azionariato del gruppo tedesco si muovono ormai, dicono i bene informati, da perfetti separati in casa. Le rivendicazioni tra i due gruppi non si contano più ormai, e lo scambio epistolare tra gli avvocati delle opposte fazioni è intenso e condito di accuse nemmeno troppo velate. D’altronde la situazione di Kamps, impegnata in una difficilissima ristrutturazione, è ancora complicata, e la società necessita di supporto finanziario e manageriale costante. Lodi, in pieno restyling del gruppo, vorrebbe sfilarsi quanto prima (Bankitalia tiene sott’occhio quest’esposizione), e questo è il motivo per cui sia il presidente Piero Giarda sia l’ a.d. Divo Gronchi non lasciano passare un occasione per ribadire la validità di un’opzione put che consentirebbe alla banca di cedere a Barilla le sue quote in Kamps entro il 2009. Opzione contestata duramente dai parmensi, che hanno ribadito nella relazione sulla gestione del bilancio 2005 di Barilla holding che: “La società Barilla ritiene del tutto improbabile che essa possa essere obbligata ad acquistare la quota del gruppo di Kamps e Harry’s detenuta dai soci di minoranza”. Più chiaro di così, dopo la maxi svalutazione da 640 milioni di euro già operata sulla controllata, si muore.

Ma gli uomini della Lodi, raccontano fonti a Finanza.com, fanno resistenza anche nello steering committee che deve guidare le scelte strategiche di Kamps, e la situazione non appare più sopportabile a Parma. Tanto da prendere in considerazione, extrema ratio, di citare in tribunale la Popolare italiana chiedendo l’annullamento della delibera assembleare dello scorso 29 aprile che ha approvato il bilancio 2005 e l’aumento di capitale da 800 milioni di euro in corso in questi giorni. Un’eventualità allo studio che sarebbe utilizzata, in questa guerra di nervi, per “riportare” Lodi ad un atteggiamento meno ostile qualora la situazione precipitasse. Su cosa si basano le istanze di Barilla? Su alcune (palesi, a dire della società) incongruenze rilevate nel bilancio 2005 di Bpi rispetto a quanto riportato nel prospetto dell’aumento. In quest’ultimo Lodi fa menzione della fondazione di diritto olandese Stichting Bakery finance, a monte della sua partecipazione in Kamps, non rilevata invece nel bilancio. La fondazione è stata finanziata per 549,5 milioni di euro, un’esposizione il cui valore di rientro è stato agganciato a quello effettivo di Bakery Lux nel momento del suo rimborso. Questo passaggio è ritenuto importante, perché coerente con la svalutazione di Kamps operata ultimamente da Barilla e contestata da Lodi che non ha voluto ricorrere ad un write off di simile entità. La fondazione, comproprietaria di Kamps, andrebbe inoltre consolidata bilancio, cosa non avvenuta in quanto di Stichting non si faceva menzione. Nel prospetto si fa inoltre riferimento all’esposizione totale verso il gruppo parmense, che sarebbe pari a 833 milioni di cui 788 relativi al sostegno finanziario per l’acquisizione di Kamps e Harry’s. Ma questa massa di debito, sostengono a Parma, comprende anche l’esposizione verso la fondazione olandese per 545 milioni, estranea al gruppo Barilla come lo stesso prospetto riporta. Pasticcio nel pasticcio.

Di questa rappresentazione nel bilancio Bpi sembra non vi sia traccia, nonostante tutti questi fatti siano già conosciuti dagli amministratori della società e nonostante i rilievi fatti da Barilla in una missiva del 21 aprile scorso, nel quale si chiedevano chiarimenti circa la corretta rappresentazione dell’esposizione verso Barilla e Kamps. Sullo sfondo restano comunque i dubbi legati all’operazione di acquisizione di Kamps nel 2002, sui quali la magistratura sta indagato con ipotesi di insider trading e titoli il cui valore è stato eccessivamente gonfiato.

Barilla, assistita dall’avvocato Sergio Erede, interpellata in merito all’impugnazione ha risposto con un “no comment”, precisando di non voler discutere di argomenti legati a questa situazione.

RISTRUTTURAZIONE DI KAMPS. Mentre tra Parma e Lodi si combatte norma su norma, clausola su clausola, in Germania va avanti con il progetto di ristrutturazione Kamps, seppur tra mille difficoltà legate al clima nello steering committee. Al vaglio del management la ristrutturazione della logistica del gruppo tedesco, molto complessa a causa della capillarità della distribuzione dei prodotti della società. L’opzione sul tavolo dei decisori è quella di scorporare la logistica Kamps e cederla a Barilla per una trentina di milioni di euro (enterprise value). Kamps, olle allo scorporo dei dipendenti, otterrebbe per un cero periodo di anni (15?) lo stesso servizio a prezzi minori, con benefici di circa una quarantina di milioni di euro l’anno sull’ebitda e sostanziali miglioramenti di cash flow. L’opzione è vista con favore da Barilla, e dovrebbe essere approfondita nei prossimi comitati esecutivi.