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Barclays conferma le trattative con Abn

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Il gruppo bancario britannico Barclays ha confermato ufficialmente nella serata di ieri l’avvio delle trattative per una eventuale fusione con Abn Amro. Entrambi gli istituti hanno definito i contatti “discussioni esclusive preliminari”, specificando la connotazione esplorativa dei colloqui. Non è infatti stato chiarito nessun dettaglio in merito alle possibili contropartite finanziarie dell’operazione e tantomeno come questa potrà avvenire se con un corrispettivo per contanti o per scambio azionario. Ieri i titoli del gruppo Abn avevano messo a segno una performance del 9,7% (29,94 euro) dopo la diffusione dei primi rumor di stampa riguardanti possibili trattative. La fusione creerebbe il primo gruppo bancario a livello europeo e il quinto al mondo, con una capitalizzazione di borsa complessiva pari a 125 milliardi di euro.


Nonostante l’esito della partita resti incerto, l’intervento di Barclays ha il merito di aver smosso le acque su un boccone (Abn) giudicato appetibile da molti altri gruppi del credito europei. Accreditati di un interesse sono infatti anche Ing, Bbva, Bnp Paribas e Societe Generale. Un accordo come quello ipotizzato consentirebbe tuttavia a Barclays di entrare su mercati dove finora è assente come quelli di alcuni Paesi emergenti tra cui Brasile e India, e ad Abn di rompere l’impasse criticata nei mesi scorsi da alcuni hedge fund azionisti, scontenti della redditività della banca.

Della partita continentale fa parte però anche l’italiana Capitalia, di cui Abn Amro è il primo azionista con una quota dell’8,6%. Si sono così riaperte le scommesse sull’assetto futuro dell’istituto romano, che ieri ha chiuso le contrattazioni in rialzo del 6,47% a 6,635 euro. Sul mercato la convinzione è che qualunque sia il destino della banca olandese che detiene l’8,6% di Capitalia, quest’ultima non potrà che ricevere benefici dall’accensione dei riflettori sul suo maggiore azionista. Sono infatti due le tesi su cui gli operatori stanno lavorando, ed entrambe potenzialmente in grado di portare benefici al corso dei titoli Capitalia. In tutte e due le possibilità ciò che il mercato intravede da un cambio di proprietà in Abn è una scossa a una situazione di stallo motivata dall’assenza di una esplicita strategia di Abn rispetto alla quota Capitalia.


La prima ipotesi che sta ha sostenuto le azioni Capitalia prevede che con il supporto di Barclays, intenzionata a espandersi in aree geografiche dove non è ancora presente, Abn possa varare un aumento della propria partecipazione nell’istituto romano, se non addirittura procedere a un’acquisizione del gruppo presieduto da Cesare Geronzi. Di questo avviso sono, in un report odierno, gli analisti di Bear Stearns, secondo cui un’eventuale aggregazione Abn-Barclays “potrà rendere probabile uno sforzo congiunto per l’acquisizione di Capitalia, che fornirebbe una buona opportunità di successo di lungo termine in Italia”. Da Bear Stearns giudicano comunque improbabile che si possa giungere a una fusione tra i due colossi bancari europei, probabilità fissata dagli analisti di Dresdner Kleinworth al 30%.


La seconda possibilità, che appare tuttavia accolta da una minoranza degli operatori, è che a una fusione tra Barclays e Abn possa conseguire la cessione della quota degli olandesi in Capitalia. In una ipotetica catena di eventi, l’anello successivo potrebbe così essere il riemergere delle ipotesi circolate alcuni mesi fa e mai del tutto sopite di una fusione tra la stessa Capitalia e Unicredito. Su questo percorso si frapporrebbero però, secondo una tesi citata nella nota giornaliera di Euromobiliare, gli ostacoli costituiti dai riflessi su Mediobanca. Capitalia e Unicredito sono infatti i due maggiori azionisti della merchant bank di Piazzetta Cuccia, rispettivamente con il 9,6 e il 7,7% e insieme, forti di una quota superiore al 17% del capitale, arriverebbero a esercitare un controllo largamente maggioritario su una cassaforte in cui sono raccolte partecipazioni strategiche come quella in Generali.

 

Nessuna indicazione è venuta sul fronte del risiko bancario dal cda Capitalia di ieri, che si è limitato all’approvazione dello schema di bilancio sui numeri già forniti al mercato: utile consolidato 2006 di 1,162 miliardi di euro e distribuzione ai soci di un dividendo di 0,22 euro.

(notizia aggiornata alle ore 9.00)