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Barclays commenta Moody’s: l’Italia deve superare i limiti della politica

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La reazione del mercato al downgrade di Moody’s sull’Italia è stata in sordina, con gli spread poco variati, ma solo grazie alle ipotesi di un piano di ricapitalizzazione coordinata delle istituzioni finanziarie nell’area euro, che ha supportato la fiducia del mercato. Lo spiega il team di ricerca economica di Barclays Capital in una nota diffusa nel pomeriggio di oggi a commento della decisione dell’agenzia di rating.


“Un downgrade di Moody’s era atteso – chiariscono gli analisti – ma le aspettative erano probabilmente per un taglio di due notches invece che di tre”. Ora il rating di Moody’s è in linea con quello di S&P (entrambi con outlook negativo), mentre Fitch è ancora a AA-. Il downgrade lascia l’Italia al di sotto del rating AA per due delle tre principali agenzie, e questo – spiegano ancora da Barclays – potrebbe preoccupare alcuni gruppi di investitori, in particolare per i limiti di rating previsti da alcuni indici.

La decisione, chiariscono gli esperti della banca britannica, non impatterà sulla possibilità di utilizzare i titoli italiani nelle operazioni di rifinanziamento della Bce. La Bce (che considera il più alto tra i rating delle tre agenzie) accetta carta con rating fino a BBB- e applica degli haircut, ossia delle svalutazioni al valore dei titoli, quando il rating è compreso tra BBB- e BBB+.


 


Secondo Barclays Capital per recuperare la fiducia degli investitori e migliorare il rating l’Italia deve:


          nel medio lungo termine riaprire l’agenda delle riforme strutturali al fine di aumentare la crescita di lungo periodo


          nel breve termine, approvare il piano di consolidamento fiscale e lanciare un ambizioso piano di privatizzazioni per ridurre lo stock di debito e incrementare la competitività, eventualmente anche attraverso uno schema più efficace per incentivare gli enti locali a vendere le partecipazioni nelle società pubbliche (tradizionalmente nei trasporti e nelle utility).


Non mancano anche riferimenti alla situazione politica italiana. “Un limite chiave, dal nostro punto di vista è l’incapacità del governo di dare il via a riforme impopolari”, è l’incipit degli analisti, che aggiungono “non vediamo elezioni anticipate nè come probabili né come una soluzione” ma “crediamo che il deterioramento del sentiment di mercato possa condurre a una crisi di governo nel breve termine. Questo non è per noi lo scenario più probabile, ma ulteriori pressioni da parte del mercato potrebbero condurre alle dimissioni del premier Berlusconi e quindi a un possibile governo tecnico”.