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Bankitalia, stipendi fermi dal 2000 per i lavoratori dipendenti

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Il reddito delle famiglie con capofamiglia lavoratore dipendente è bloccato da sei anni. È quanto sostiene la Banca d’Italia nel “supplemento al Bollettino statistico” sui bilanci delle famiglie italiane nel 2006. In particolare, dal 2000 al 2006, il reddito di questi nuclei familiari è rimasto sostanzialmente stabile (+0,3%), considerando l’aumento del costo della vita. Nello studio si evidenzia che invece il reddito delle famiglie con capofamiglia autonomo, nello stesso periodo, sempre in termini reali, è cresciuto del 13,86%.


La buona notizia è che nel 2006, anno che può essere considerato quello della ripresa dopo anni di ristrettezze,  il reddito familiare medio annuo, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi previdenziali e assistenziali, è risultato di 31.792 euro, pari a 2.649 euro al mese, in aumento del 2,6% in termini reali rispetto al 2004. Dall’indagine effettuata dall’ufficio studi di Via Nazionale emerge che il reddito familiare medio risulta più elevato per le famiglie con capofamiglia laureato, lavoratore indipendente o dirigente, di età compresa tra i 41 e i 65 anni.

Per quanto riguarda le famiglie guidate da un lavoratore dipendente la crescita media del reddito reale nel biennio 2004/2006 è stato del 4,3% in termini reali. Per contro, quello delle famiglie con capofamiglia indipendente è rimasto sostanzialmente ai livelli del 2004, anche se il reddito mediano di queste famiglie, è cresciuto del 5,5 % in termini reali. Ma questo incremento, osserva lo studio di Bankitalia, ”compensa soltanto in parte la riduzione osservata fra il 2000 e il 2004”.

Dallo studio di Palazzo Koch si apprende che il reddito familiare medio mostra un progresso in termine reali maggiore al Sud e alle Isole (5,6%) rispetto al Centro (3,5%) e al Nord (0,7%). L’istituto spiega che il migliore risultato, relativo sempre al biennio 2004-2006, registrato dai nuclei del Sud ”è in misura significativa legato alla maggiore crescita del numero medio di percettori per famiglia”.
Non arrivano notizie né negative né positive dal fronte povertà: in termini di reddito equivalente la quota di individui che vive in famiglie a basso reddito risulta nel 2006 pari al 13,2 %, una quota pressoché costante dal 2000. Ma se si analizza in maniera meno statica il quadro si evince che la diversa dinamica dei redditi in base alla condizione professionale ha avuto un impatto sulla povertà relativa degli individui. Tra il 2000 e il 2004 la quota di lavoratori dipendenti in condizione di povertà è salita dal 5,9 al 7 % per poi attestarsi, nel 2006, al 6,3 %, per i lavoratori autonomi la stessa incidenza è scesa dall’8,1 del 2000 al 7,2 % nel 2004 per risalire al 7,5 % nel 2006.


Cresce il numero delle famiglie della Penisola indebitate rispetto al 2004. L’indagine di palazzo Koch mette in evidenza come il 26 % dei nuclei familiari ha fatto ricorso alle istituzioni finanziarie per ricevere finanziamenti. In particolare, l’11,6% ha debiti per l’acquisto o la ristrutturazione di beni immobili per esigenze familiari, il 12,% per l’acquisto di beni di consumo e il 3,8 % ha debiti connessi con la propria attività di lavoro indipendente. Nonostante l’indebitamento delle famiglie del Bel Paese sia in crescita, rimane tuttora contenuto nel confronto internazionale.