Bankitalia, ok alla riforma delle banche popolari

Inviato da Daniela La Cava il Mer, 13/06/2007 - 09:18

Dopo le fusioni dell'ultimo periodo si torna a parlare di banche popolari. La Banca d'Italia ha, infatti, promosso la bozza di riforma delle Popolari presentata dal comitato della commissione Finanze del Senato. Da palazzo Koch sarebbe giunto, dunque, il via libera al testo che - come si legge nel documento - "si propone obiettivi in linea con quanto indicato da Mario Draghi nel corso dell'assemblea annuale che si è tenuta a fine maggio".

In dettaglio, Giovanni Castaldi, responsabile del servizio concorrenza normativa e affari generali di Bankitalia, ha spiegato che "le soluzioni che sono state raggiunte" nella bozza di riforma "non stravolgono la forma cooperativa e appaiono compatibili con il quadro comunitario. Anche se alcune scelte - continua castaldi - sono delicate e possono avere effetti diversi in base alle differenti peculiarità delle Popolari". Anche Mario Draghi si è espresso positivamente su questo tema. Dal Governatore è arrivata una condivisione del lavoro svolto fino a questo momento e dei consigli mirati su alcune questioni spinose.

Dopo il nulla osta giunto da palazzo Koch non ci dovrebbero essere colpi di scena dell'ultima ora e il testo sulla riforma delle banche popolari dovrebbe, dunque, essere pronto entro una settimana (mercoledì prossimo). È quanto ha assicurato Giorgio Benvenuto, presidente della commissione Finanze del Senato.

In generale, il giudizio di Bankitalia è positivo nei confronti delle Popolari e in particolar modo sul fronte della patrimonializzazione e della redditività, nonostante sia assente una forma di criticità nella governance degli istituti di categoria. L'accusa è mossa soprattutto nei confronti dell'azionariato il cui peso e ruolo secondo palazzo Koch è rilevante. Una posizione che è stata confermata nell'annuale assemblea di bilancio durante la quale la presenza dei soci nelle 8 banche allora quotate (prima di due fusioni) è stata scarsa, con una percentuale inferiore al 3%.

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