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Bankitalia: debito pubblico record, timori per ‘bolla’ BTP. JP Morgan: con QE Bce asset gonfiati

Il debito pubblico italiano ha testato un nuovo record, balzando a luglio fino a quota 2.300 miliardi di euro, in rialzo di 18,6 miliardi su base mensile.

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Il debito pubblico italiano ha testato un nuovo record, balzando a luglio fino a quota 2.300 miliardi di euro, in rialzo di 18,6 miliardi su base mensile. E’ quanto rivela Bankitalia nel report “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”, aggiungendo che, nei primi sette mesi del 2017, l’incremento del debito pubblico è stato di 50 miliardi.

L’aumento – spiega Palazzo Koch -riflette la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro per 32,9 miliardi, a 85,6 (erano pari a 101,0 miliardi a luglio 2016), in parte compensato dall’avanzo di cassa delle PA (13,3 miliardi) e dall’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del tasso di cambio (1,1 miliardi).

Con riferimento ai sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 19 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,4 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.

Il dato alimenta i timori sul destino dell’Italia, alle prese con imminenti elezioni politiche che già preoccupano, tra gli altri, Fitch Ratings, e con la fine del piano di Quantitative easing della Bce, definito in Italia anche scudo BTP, per il sostegno che assicura ai titoli di stato italiani.

Proprio per questo, il problema è riuscire a capire quale effetto il ritiro delle misure straordinarie di politica monetaria avrà sui bond (non solo dell’Italia, ma dell’Eurozona intera) e, di conseguenza, sul debito pubblico italiano e sui costi di rifinanziamento. Ultimamente,  vari Stati europei stanno bussando alle porte del mercato del reddito fisso, proprio nella speranza di riuscire a finanziarsi prima che Mario Draghi, a ottobre, inizi a delineare i dettagli del tapering del QE, scatenando una pressione rialzista sui tassi. 

Sono anni che diversi strategist che studiano il mercato  lanciano campanelli di allarme sul rischio che, ormai, i prezzi di diversi debiti sovrani del blocco siano gonfiati. In particolare, secondo alcuni, la prova del nove di come il programma QE di Mario Draghi avrebbe gonfiato a livelli di bolla i prezzi dei bond  risiede nel paragone tra i BTP e i Treasuries Usa.

Gli esperti fanno notare che i rendimenti decennali dei titoli di stato dell’Italia – quindi di un debito sovrano con un rating decisamente più basso di quello degli Usa, appartenente in più a un paese considerato uno degli anelli più deboli dell’area euro – sono stati più bassi dei tassi americani per quasi tutto il periodo iniziato quando la Bce, alla fine del 2014, ha annunciato il piano di acquisto di bond, al fine di stimolare la crescita dell’economia e dell’inflazione.

E Iain Stealey, gestore senior della divisione di reddito fisso presso JPMorgan Asset Management, fa notare che “è difficile dire che non esiste nessun tipo di asset con prezzi gonfiati”.

D’altronde, “siamo in un contesto in cui ci sono bond governativi che presentano tassi negativi in un’economia che sta crescendo a un tasso nominale vicino al 4%”.

Tra l’altro, occhio anche al trend dei Bund, dopo che ieri, successivamente al dato Usa che ha confermato il rialzo delle pressioni inflazionistiche nel paese, i tassi decennali dei titoli di stato tedeschi hanno testato il record in tre settimane e mezzo. Dal minimo degli ultimi due mesi e mezzo testato alla fine della scorsa settimana, i rendimenti tedeschi sono balzati di oltre 13 punti base.

E il rialzo continua: alle 12.30 ora italiana, i tassi sui Bund tedeschi balzano di oltre +6% allo 0,44%, a fronte del +0,52% al 2,14% dei tassi sui BTP decennali. Il risultato è che lo spread BTP-Bund a 10 anni scende dello 0,88% a 169,60 punti base.