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Bankitalia, cosa Draghi ha fatto e cosa c’è ancora da fare (Lavoce.info)

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Nel giorno del Draghi Day, con il Governatore di Bankitalia che farà le sue considerazioni finali dopo il primo anno a Palazzo Koch, Lavoce.info cerca di fare il punto su cosa è stato fatto e cosa no nei mesi scorsi. Tito Boeri e Francesco Verra, rispettivamente professore ordinario di Economia all’Università Bocconi e ordinario di Diritto Commerciale presso l’Università di Bologna, partono dal contributo più importante Draghi, ossia la parola fine ai poteri discrezionali di Banca d’Italia: “È stato il segno più importante della svolta epocale consumatasi a Palazzo Koch. Cancellando tre righe delle istruzioni di vigilanza, quelle sull’obbligo di informativa in caso di aggregazioni bancarie prima delle riunione dei consigli di amministrazione, Draghi ha tolto un gesso che era in contrasto con le norme del Testo unico della finanza e impediva al nostro sistema bancario di crescere e diventare più efficiente. Ha anche segnalato a tutti che le aggregazioni bancarie erano benvenute e che la difesa dell’italianità non sarebbe stata usata come argomento. I risultati di questo cambiamento sono evidenti a tutti: in un anno sono nati due colossi a livello continentale. E tre delle prime sei banche italiane sono controllate da stranieri: Bnp-Paribas, Abn-Amro e Crédit Agricole. In questo modo, abbiamo oggi due banche italiane (di cui una con una robusta presenza internazionale) di dimensioni ed efficienza comparabili a quella dei maggiori attori mondiali. Allo stesso tempo, il nostro mercato può vantarsi di essere tra i più aperti fra quelli dell’Europa continentale”. Tratto da Lavoce.info (segue)