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Bankitalia, cosa Draghi ha fatto e cosa c’è ancora da fare (Lavoce.info) -3-

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L’excursus di La voce.info sul lavoro di Draghi in Bankitalia non manca di ricordare le cose che rimangono da fare, soprattutto per quanto riguarda la struttura interna di Bankitalia. “Il servizio studi è sempre stato il fiore all’occhiello della Banca. Marginalizzato nell’era Fazio, deve oggi essere rilanciato. Anche perché, come nelle altre banche centrali dell’area euro, i governatori oggi contano soprattutto per la forza delle loro argomentazioni. A differenza della Bundesbank, la Banca d’Italia non è ancora andata sul job market internazionale cercando proprio le competenze di cui ha più bisogno. Il sistema di assunzione a Palazzo Koch è rimasto ancora lo stesso. La legge sul risparmio ha meglio definito i contorni della vigilanza bancaria ancorandola alle esigenze di stabilità e riducendo i rischi di “abuso” della discrezionalità, rendendo trasparenti le procedure e aumentando le garanzie nei controlli. A questo punto è importante definire un più organico sistema di valutazione di impatto della regolamentazione. La ristrutturazione del servizio studi prevede un’espansione dell’area dedicata agli studi di banking, regolamentazione e finanza che sarà di grande aiuto in questo processo”. Capitolo pensioni e gestione del risparmio. “Se Banca d’Italia vuole essere credibile nel chiedere al governo di riformare le pensioni e nell’auspicare la separazione tra mondo bancario e gestione del risparmio, non può mantenere al suo interno la gestione del fondo pensione dalla Banca, anche perché nel portafoglio sono inclusi pacchetti consistenti di importanti società quotate italiane. Deve separarlo e affidarlo a terzi. Bisogna uniformarsi alla normativa che vale per tutti e che impone che il patrimonio e la gestione di un fondo siano separati da quelli degli enti e aziende che lo costituiscono e promuovono”.
Molte altre cose non spettano a Draghi, ma al legislatore. Da La voce.info rimarcano come non è stato risolto il rapporto con gli organi di governo. Nel disegno di legge sulla riforma delle Autorità viene abolito il Comitato interministeriale credito e risparmio (Cicr), ma non è ben chiaro se in capo al governo rimangano ancora poteri di indirizzo in materia di vigilanza e stabilità. È un’ambiguità che chi ha a cuore l’indipendenza e l’autonomia della vigilanza deve risolvere. Non è stato neanche affrontato il problema della proprietà della banca, un istituto di diritto pubblico, ma partecipato dalle banche, cioè da privati soggetti al suo controllo. E’ un’anomalia che non genera problemi immediati, ma che è ormai necessario affrontare. Il disegno di legge sulla riforma delle Autorities prevede un intervento ispirato a criteri di limitazione al possesso delle quote di partecipazione e di tutela dell’indipendenza della Banca Centrale, ma è ancora fermo in Parlamento,e non ci sono prospettive di una rapida approvazione. Tratto da Lavoce.info.