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Bankitalia, cosa Draghi ha fatto e cosa c’è ancora da fare (Lavoce.info) -2-

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Era una condizione necessaria, ma non sufficiente, per migliorare la qualità dei servizi bancari per gli utenti. E’ora auspicabile che insieme alle economie di scala aumenti anche la concorrenza perché i miglioramenti di efficienza si trasferiscano agli utenti finali. Il governatore ha anche chiuso l’Ufficio italiano cambi (Uic), dando un primo taglio ai costi dell’istituto, tra cui quelli relativi al suo compenso personale (i suoi predecessori sommavano al compenso di governatore un’alta indennità quale presidente dell’Uic). Bell’esempio. Come richiesto dalla nuova legge sul risparmio, Banca d’Italia ha anche cambiato il proprio statuto con importanti modifiche nella governance e nella organizzazione interna. Soprattutto l’introduzione del principio di collegialità può garantire più meditate e corrette decisioni in materia di vigilanza, superando i rischi di abuso tipici degli organi a struttura monocratica e rafforzando i presidi di autonomia e indipendenza. Questo cambiamento è stato imposto dal legislatore, ma significativo comunque che si sia compiuto sotto il governatorato Draghi. Con la riforma del risparmio è stato cancellato il potere autocratico di cui sinora godeva il Governatore. La composizione del direttorio è diventata in questo nuovo quadro normativo cruciale. Il direttorio è stato allargato e sostanzialmente modificato. Le nuove immissioni sono persone di esperienza e capacità. Sono tutte di provenienza interna, ma hanno acquisito rilevanti esperienze all’estero. Tratto da Lavoce.info (segue)