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Bankitalia, conto alla rovescia per l’assemblea di oggi

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C’è grande attesa per l’assemblea generale annuale della Banca d’Italia guidata da Mario Draghi, che si terrà proprio oggi al primo piano di Palazzo Koch, a Roma. Del resto, dal dicembre del 2005, ovvero da quando l’autore della omonima legge che ha introdotto l’Offerta pubblica di acquisto (Opa) si è insediato in Via Nazionale, prendendo il posto di Antonio Fazio, costretto alla ritirata dopo i numerosi scandali finanziari che lo avevano coinvolto, il mondo italiano delle banche è stato completamento rivoluzionato. A cominciare dalle due grandi fusioni che da un annetto a questa parte hanno avuto luogo e tenuto banco: SanPaolo-Intesa da una parte, operazione annunciata l’estate scorsa, e Unicredit-Capitalia dall’altra, deal su cui è stato alzato il velo da poco. Senza dimenticare poi l’ultima grande operazione annunciata nel mondo delle banche popolari, il matrimonio tra Banca popolare di Milano e Banca popolare dell’Emilia Romagna. Si tratta di integrazioni fortemente volute da Draghi e incentivate ed esortate sin dall’inizio del suo mandato, all’insegna della supremazia del mercato e delle leggi che lo governano, confermando così di andare in una direzione completamente opposta rispetto a quella seguita dal suo predecessore, Fazio, troppo spesso concentrato su una sterile difesa dell’italianità a tutti i costi e degli interessi dei singoli. Giusto ieri poi Bankitalia ha reso noto che il sistema banche nostrano sembra godere di ottima salute: gli impieghi sono cresciuti del 14,9% nel mese di aprile e ciò, come noto, è buon segno.


E in questo habitat bancario completamente mutato, e a quanto pare migliorato, il monito di Draghi sarà questa volta di carattere prettamente politico: è necessario completare l’opera di risanamento dei conti pubblici. In particolare il numero uno di Via Nazionale esorterà il Governo a procedere a un taglio della spesa corrente e a una riduzione del debito pubblico. E’ infatti sbagliato, secondo Draghi, volere migliorare la situazione dei conti pubblici italiana tramite continui aumenti dell’imposizione fiscale, anche perché la mossa gioca a sfavore dello sviluppo economico del Belpaese nel medio termine. E’, per contro, una mossa vincente quella di concentrarsi su una riduzione della spesa corrente e di procedere alle riforme strutturali, tanto invocate anche dalle autorità economiche e politiche dell’Unione europea.

 

Come commentano i due economisti della Voce.info, Tito Boeri e Francesco Vella, forse in un anno e mezzo per Draghi sarebbe stato difficile fare di più. Tuttavia i due vogliono ricordare le cose che rimangono da fare. Innanzi tutto il servizio studi, che è sempre stato il fiore all’occhiello della Banca d’Italia e marginalizzato nell’era Fazio, deve oggi essere rilanciato. Inoltre, “se la Banca d’Italia vuole essere credibile nel chiedere al Governo di riformare le pensioni e nell’auspicare la separazione tra mondo bancario e gestione del risparmio, non può mantenere al suo interno la gestione del fondo pensione dalla Banca, anche perché nel portafoglio sono inclusi pacchetti consistenti di importanti società quotate italiane. Deve separarlo e affidarlo a terzi. Bisogna uniformarsi alla normativa che vale per tutti e che impone che il patrimonio e la gestione di un fondo siano separati da quelli degli enti e aziende che lo costituiscono e promuovono”.

 

I due economisti poi tengono a precisare che molte altre cose non spettano a Draghi, ma al legislatore: “In primis, non è stato risolto il rapporto con gli organi di Governo. Nel disegno di legge sulla riforma delle Autorità viene abolito il Comitato interministeriale credito e risparmio (Cicr), ma non è ben chiaro se in capo al Governo rimangano ancora poteri di indirizzo in materia di vigilanza e stabilità. E’ un’ambiguità che chi ha a cuore l’indipendenza e l’autonomia della vigilanza deve risolvere. Non è stato neanche affrontato il problema della proprietà della banca, un istituto di diritto pubblico, ma partecipato dalle banche, cioè da privati soggetti al suo controllo. E’ un’anomalia che non genera problemi immediati, ma che è ormai necessario affrontare”. Infine, Boeri e Vella ritengono che nell’agenda politica debba entrare definitivamente il problema dell’integrazione a livello europeo nella vigilanza bancaria (così come in quella sui mercati finanziari).

 

(News aggiornata alle 10.15)