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Bank of England alza tassi per prima volta in un decennio. Cade assist contro rischi Brexit, tonfo sterlina

L’avvertimento: così danneggia la fiducia dei consumatori, già fragile.

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E’ ufficiale: per la prima volta in più di 10 anni, la Bank of England ha alzato i tassi di interesse del Regno Unito, portandoli dallo 0,25% allo 0,50%. Viene a mancare l’assist, almeno in termini di politica monetaria, contro i rischi legati alla Brexit. La Bank of England aveva infatti abbassato i tassi nell’agosto del 2016, dopo la vittoria del “Leave” al referendum sulla Brexit del 23 giugno dello stesso anno.

La decisione non è stata unanime: i due governatori Jon Cunlikke e Sir Dave Ramsden hanno votato per lasciare invariato il costo del denaro. E, a leggere i commenti di diversi analisti e funzionari, emerge come la stretta monetaria fosse osteggiata da molti.

Poco prima dell’annuncio Lee Wild, responsabile della divisione di strategia sull’azionario presso Intercative Investor, aveva avvertito per esempio che un rialzo dei tassi avrebbe finito con il danneggiare la fiducia dei consumatori del Regno Unito, già fragile.

“Il momento non è ideale per le famiglie, che stanno facendo fronte a una crescita dei salari che rimane indietro rispetto a quella dell’inflazione, e che stanno iniziando a fare i piani di budget per Natale. La Brexit sta già portando molti a riconsiderare le loro spese, dunque le autorità devono muoversi con cautela, al fine di evitare un errore di politica monetaria“.

Richard Theo, amministratore delegato della società di investimento Wealthify, aveva invitato inoltre i risparmiatori britannici a non cantare vittoria troppo presto, per il presunto effetto positivo del rialzo dei tassi sui rendimenti dei loro investimenti:

“Il tanto atteso aumento dei tassi potrebbe sembrare una buona notizia per i risparmiatori britannici, ma si confermerà per molti di loro un’arma a doppio taglio, visto che da un lato assicurerà rendimenti più alti, ma dall’altro si tradurrà nel sostenimento di oneri più alti sui debiti. I risparmiatori dovrebbero fare qualche conto prima di celebrare. Pur supponendo che tutti i benefici di una stretta monetaria andranno a favore dei consumatori, cosa che non è assolutamente scontata, un aumento dei tassi dello 0,25% darebbe ai risparmiatori che hanno messo 20.000 sterline da parte appena 50 sterline in più all’anno”.

Pollice verso nei confronti della mossa della Bank of England anche da Frances O’Grady, segretario generale della Federazione dei sindacati TUC:

“Questa è l’ultima cosa di cui le famiglie britanniche, già sotto pressione, hanno bisogno. Con il tenore di vita che scende, l’economia necessita di un aiuto, non di un freno. Il rialzo di oggi è una mazzata contro i debitori, che assisteranno a un aumento dei debiti”.

E la sterlina crolla, perdendo fino a 1 cent nei confronti del dollaro, scivolando a $1,31 circa.

La flessione della sterlina si spiega con il percorso più cauto che la Bank of England seguirà nei prossimi anni.

D’altronde, dal comunicato della banca centrale è sparita la frase che avvertiva che i tassi di interesse “potrebbero salire più di quanto i mercati prevedono, nell’arco dei prossimi anni”.

La BoE ha anche sottolineato che, al momento, “tutti i membri hanno concordato sul fatto che eventuali rialzi futuri dei tassi avverranno in modo graduale”.

Intanto Mark Carney, numero uno della Bank of England, ha difeso la stretta monetaria, affermando che le famiglie britanniche sono “ben posizionate” a gestire l’aumento del costo del denaro: e questo perchè, ha precisato, la maggior parte dei mutui è stata contratta a tassi fissi, e anche perchè, nonostante il rialzo di oggi, la politica monetaria rimane molto accomodante, a sostegno dell’economia e dell’occupazione.

Carney ha motivato il rialzo dei tassi con l’inflazione che, a suo avviso, dovrebbe iniziare a scendere dal 3% attuale, nel corso del 2018.

Sul fronte dei salari, che crescono meno dei prezzi, il governatore ritiene che gli incrementi accelereranno il passo l’anno prossimo, in concomitanza con la ripresa della produttività.