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Bank of Japan, voci di tapering. E le banche vendono bond giapponesi

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La Bce non sarebbe l’unica banca centrale a valutare una strategia di exit, stando agli ultimi rumor che hanno sconvolto i mercati lo scorso venerdì, dalla politica monetaria ultra accomodante finora adottata. Un’altra banca che si è messa in evidenza in questi ultimi anni per aver inondato i mercati di liquidità avrebbe già iniziato a tirare le redini al suo programma di QE: la Bank of Japan che, come la Bce, l’anno scorso aveva inaugurato anche l’era dei tassi negativi. 

L’istituto guidato da Haruhiko Kuroda starebbe, secondo quanto risulta dagli stessi calcoli di Bloomberg, cambiando strategia visto che, dall’ultimo piano di acquisti di bond reso pubblico lo scorso 28 febbraio, risulta che il target di asset da acquistare sarebbe pari a un valore netto di 66 trilioni di yen (l’equivalente di $572 miliardi) nel corso dei prossimi 11 mesi. Si tratta di un ammontare inferiore del 18% al target ufficiale, che prevede un’espansione del QE di 80 trilioni di yen l’anno.
La Bank of Japan non sta centrando il target di acquisti asset stabilito

Analisti e operatori di mercato iniziano così a parlare ufficialmente di tapering, riferendosi alle mosse della Bank of Japan. Intervistata da Bloomberg, Naomi Muguruma, economista senior di mercato presso Mitsubishi UFJ Morgan Stanley Securities, a Tokyo, afferma che “se l’obiettivo della BoJ è quello di ridurre semplicemente il target (di acquisti di asset) annuale, probabilmente agirà in un modo che chiaramente apparirà come un’operazione di tapering. Se invece il tapering non è il suo obiettivo, allora la banca centrale dovrà, in occasione del meeting previsto per il 19-20 luglio, sostituire il target annuale corrente, pari ad appunto 80 trilioni di yen, con acquisti di asset fissati su base mensile: intenzione che, tuttavia, non ha lasciato trapelare.

Sempre Bloomberg fa notare che: “sebbene tutto lasci pensare che il Consiglio della Boj manterrà la propria politica monetaria invariata in occasione della riunione del 15-16 marzo, alcuni banchieri stanno ora cercando di capire come dovrebbero agire nel caso in cui l’inflazione iniziasse a salire”: un cambiamento che potrebbe decretare la fine del piano per l’acquisto di bond governativi giapponesi.

Forse è anche questo il motivo per cui le banche giapponesi stanno riducendo l’ammontare dei titoli di stato giapponesi che detengono in portafoglio a un ritmo sempre più accelerato; tanto che, alla fine di gennaio, i bond giapponesi posseduti sono scesi al minimo in 14 anni, come riportato da Nikkei Asian Review. Di fatto, il valore complessivo dei titoli di stato del Giappone in mano alle banche del paese si è attestato in data 31 gennaio a 79,59 trilioni di yen (l’equivalente di $693 miliardi), scendendo al di sotto della soglia di 80 trilioni di yen, per la prima volta dal 2003.

Acquisti netti di bond sovrani da parte di investitori giapponesi