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La Bank of Japan alza la voce, timidamente

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La Banca del Giappone ha preso il coraggio a quattro mani e ha rialzato i tassi di interesse di riferimento del Sol Levante di un quarto di punto, portandoli allo 0,50%. Un livello decisamente più basso rispetto alle altre due principali aree economiche globali, l’Europa e gli Stati Uniti d’America e non certo in grado di sostenere adeguatamente lo yen, ma comunque il più alto dell’ultima decade. Un segnale forte lanciato per recuperare una credibilità persa durante gli anni della deflazione e per riappropriarsi di uno strumento di politica economica sul quale troppo spesso il governo ha avuto un influsso determinante.


Otto membri del comitato decisionale della Banca del Giappone hanno votato a favore del rialzo (uno solo si è opposto), contro i tre della riunione precedente che aveva confermato i tassi allo 0,25%. Ciò non fa che rafforzare il significato della decisione, accolta positivamente ma a denti stretti dal mondo politico. “Capisco che la Bank of Japan ha raggiunto questa decisione dopo un approfondito esame della situazione – ha commentato in Parlamento il ministro delle Finanze Koji Omi -. Vorrei rispettare tale decisione”. E curiosamente è proprio il profluvio di commenti sull’autonomia della BoJ a mettere in evidenza che tutta questa autonomia non è in realtà gradita. Il Primo ministro Shinzo Abe ha riaffermato la giurisdizione della Banca centrale sopra la politica monetaria non mancando però di sottolineare l’importanza che “l’economia cresca in maniera sostenibile e con prezzi stabili”  mentre il titolare del dicastero economico Hiroko Ota ritiene che governo e BoJ condividano la stessa visione sulla situazione economica del Paese.

E’ sicuramente così ma mentre il governo ha come obiettivo principale il sostegno alla crescita del Paese, ritenuta ancora bisognosa dell’appoggio di una politica monetaria espansiva, per Fukui e per i membri della Banca del Giappone cercare di governare la variabile inflazionistica rappresenta un problema di difficile gestione. Nel decennio passato più volte interventi errati hanno impedito al Paese di superare le condizioni economiche negative che lo affliggevano e ciò pesa parecchio nelle decisioni di politica monetaria e aumenta le pressioni esterne perché il processo di rialzo dei tassi sia graduale. Come lo è stato finora e come sarà anche per il prossimo futuro secondo quanto dichiarato dallo stesso presidente Fukui che ha in tal modo raffreddato le possibilità di un ritorno di forza dello yen. Ora il mercato attende un nuovo rialzo di un quarto di punto nella seconda parte dell’anno, con una preferenza per il terzo trimestre.


La stessa decisione di rialzare i tassi di interesse, d’altronde, seppure importante e presa quasi all’unanimità, è rimasta in dubbio fino a pochi giorni prima che la BoJ si riunisse ed è stata solo la rilevazione sul pil del Sol Levante nel quarto trimestre 2006, cresciuto oltre le attese del 4,8% rispetto allo stesso trimestre del 2005 con una dinamica per la prima volta decisamente sostenuta dei consumi, a far cadere uno dei principali motivi di opposizione al rialzo, la debolezza dei consumi interni.