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Banco Popular a rischio Bail-in: valore azioni dimezzato e crisi subordinati, perché l’EBA non si è accorta del dissesto (GRAFICI)

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Altra banca della periferia a rischio Bail-in. Come il Monte dei Paschi. La differenza? Questa banca aveva superato i stress test EBA del 2016

 

Non solo le italiane. A disturbare il sonno dei Commissari europei e della Bce ci si mette di traverso anche il Banco Popular, ora a rischio Bail-in.

Da inizio giungo, quindi in una manciata di sedute, il titolo ha bruciato più del 50% del proprio valore ed è sceso questa mattina sui minimi storici a 0,311 euro. In casi come questi è inevitabile l’esplodere di crisi di sfiducia generali che investono anche gli strumenti di debito e di copertura scritti o emessi dall’istituto.

Ecco dunque che i subordinati dell’istituto hanno subito un crollo verticale di quasi la metà del valore. Parliamo dei due bond perpetui Tier 1 da 750 (Isin XS1189104356) e 500 milioni (Isin XS0979444402) emessi fra il 2013 e il 2015.

Questi due titoli ad inizio del 2017 quotavano di poco sotto la pari, in area 90, mentre oggi il loro valore è crollato sotto 50 (GRAFICO), più che dimezzato rispetto al valore nozionale dopo che fra gli investitori è cominciato a serpeggiare il timore che a farsi carico delle perdite dell’istituto, oltre agli azionisti, saranno chiamati anche gli obbligazionisti, subordinati e non.

 

Da dove viene il dissesto

Due aumenti di capitale in 5 anni per un totale di 600 milioni di euro raccolti dal mercato; un fardello da oltre 40 miliardi di crediti inesigibili (pari a tre volte il capitale) e 3,5 miliardi di perdite nel 2016. Sono i numeri a rendere le proporzioni del tracollo Banco Popular che ora potrebbe assumere connotati drammatici.

Anche perché, ricordiamo, lo scorso anno l’istituto aveva superato (a stento) i test dell’Authority EBA. Nello scenario peggiore – ipotizzava allora l’EBA – il Banco Popular dovrebbe chiudere con una perdita massimale di 1,36 miliardi di euro. La realtà dei fatti ha detto poi diversamente: l’istituto ha chiuso l’esercizio 2016 con una perdita monstre da 3,5 miliardi, quasi tre volte in più rispetto a quanto ipotizzava l’EBA nello scenario “avverso”.

Secondo gli esperti l’EBA, senza discutere sulla buona fede o meno dell’istituto, non avrebbe considerato all’interno delle analisi per condurre gli stress test una parte fondamentale di crediti deteriorati riferibili al settore real estate. Secondo quanto riporta il Sole 24 Ore odierno, a fine 2016 il portafoglio di crediti immobiliari in pancia all’istituto iberico è stato svalutato per circa 4 miliardi.

Un maxi buco che avrebbe dunque pesato sulla perdita da 3,5 miliardi del bilancio di fine anno, una cifra monstre che ha di fatto bruvciato i 2,5 miliardi di capitali freschi appena entrati tramite l’aumento di capitale varato subito dopo l’esito degli stress test dell’Autorità.

In questo quadro è previsto oggi un incontro bilaterale fra i vertici del Banco e la Bce per cercare di tamponare la situazione e fare il punto sulla situazione della liquidità della banca anche per evitare l’estrema ratio dell’intervento statale, come avvenuto in Italia.