Banco Popolare: Saviotti non esclude la banca unica, basta aumenti di capitale

Inviato da Alberto Bolis il Gio, 30/06/2011 - 16:23
Quotazione: BANCO POPOLARE

Trasformazione in vista per il Banco Popolare. Come anticipato questa mattina da Finanza.com, ai piani alti di Verona si starebbe iniziando a ragionare sulla possibilità di arrivare alla Banca Unica. Una discussione ancora nelle fasi preliminari all'interno del Consiglio di Sorveglianza che sancirebbe però il nuovo modello popolare di banca del territorio. La conferma è arrivata dal consigliere delegato del Banco, Pier Francesco Saviotti, che durante la presentazione del nuovo piano industriale dell'istituto scaligero ha dichiarato che "non è esclusa la banca unica". In sostanza, già entro la fine dell'anno, la struttura organizzativa del Banco Popolare potrebbe subire un deciso snellimento: Cda unico a Verona e cancellazione dei Consigli di amministrazione delle controllate core (Lodi, Verona, Novara e Lucca). Non però l'eliminazione dei brand territoriali, "che restano uno dei nostri principali punti di forza" ha assicurato il management della banca. Dall'operazione potrebbero rimanere esclusi il Credito Bergamasco e Banca Aletti.

Dopo un triennio impegnativo, il Banco Popolare ha quindi fissato i paletti per il futuro. Negli ultimi anni l'istituto scaligero ha dovuto affrontare il riassetto problematico di Banca Italease, la riorganizzazione della Popolare di Lodi e il rafforzamento patrimoniale. Saviotti ha escluso categoricamente un altro aumento di capitale, dopo quello da 2 miliardi di euro terminato pochi mesi fa che ha permesso il rimborso dei Tremonti Bond. "Non faremo più nessun aumento - ha dichiarato il top manager - se dovessero impormelo mi dimetterei". Esclusa anche la conversione del soft mandatory da 1 miliardo di euro, che sarebbe "una tragedia e una diluizione pazzesca per gli analisti". Le linee guida del piano industriale 2011-2015 parlano quindi di crescita, ottimizzazione delle strutture centrali, incremento della base clienti e della redditività. La Borsa ha apprezzato le strategie messe a punto dal management della banca e il titolo del Banco mostra un progresso a Piazza Affari di quasi 3 punti percentuali a 1,567 euro.

Per quanto riguarda i piani di ottimizzazione del gruppo, la struttura-obiettivo, 5 banche del territorio più Banca Aletti, sarà raggiunta con alcune operazioni già annunciate: la Popolare di Cremona e la Popolare di Crema verranno integrate nella controllante Popolare di Lodi, Efibanca verrà assorbita dalla capogruppo, mentre la rete estera, che ha già visto la cessione delle 7 filiali in Repubblica Ceca, sarà ulteriormente alleggerita con la dismissione della controllata ungherese. "Se riuscissimo a semplificare la struttura dovremmo rivedere al meglio le stime del business plan", ha annunciato Saviotti. Un business plan ricco di numeri e obiettivi ambiziosi. Secondo le indicazioni fornite dal management, entro il 2013 verranno aggiunti 250 mila nuovi clienti, mentre l'evoluzione del personale è indirizzata verso la riduzione dell'organico di 1120 risorse e verso l'arricchimento della rete con 1100 risorse interne, per cui i dipendenti totali al 2013 saranno 18.808 rispetto ai 20.078 di inizio 2011.

Il piano dell'istituto guidato da Pier Francesco Saviotti punta a una decisa riduzione del cost/income, visto in calo dal 65,9% del 2010 al 60,4% nel 2013 ed al 55% nel 2015. Il ROTE (Return On Tangible Equity) è stimato pari al 9,3% nel 2013 ed al 12,6% nel 2015. Per quanto concerne la struttura patrimoniale, il Core Tier 1 ratio dovrebbe portarsi dal 6,5% attuale al 7,6% nel 2013 come Common Equity Ratio in linea con Basilea III e fissarsi nel 2015 all'8,3%. Prevista anche una decisa crescita dei fondamentali: l'utile netto (308 milioni di euro nel 2010) dovrebbe raddoppiare a 603 milioni nel 2013 e triplicare a 930 milioni nel 2015. L'impatto atteso in termini di utile netto dall'insieme dei progetti di riassetto organizzativo ammonta a 177 milioni al 2013 e a 272 milioni al 2015. I proventi operativi, 3,7 miliardi di euro nel 2010, sono previsti a 4,1 miliardi nel 2013 e 4,5 miliardi nel 2015. Le rettifiche sui crediti dovrebbero mostrare una progressiva diminuzione dai 771 milioni di euro del 2010: a 541 milioni nel 2013 e a 492 milioni nel 2015.

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