Il Banco Popolare lancia il sasso dell'aumento, Mps e Bpm smentiscono di seguirlo

Inviato da Alberto Bolis il Mar, 26/10/2010 - 10:44

Il rafforzamento patrimoniale in vista delle nuove regole di Basilea 3 è diventato il tema dominante che circonda il comparto bancario. In Italia il sasso è stato lanciato domenica sera dal Banco Popolare, con l'annuncio di un aumento di capitale da 2 miliardi di euro che permetterà all'istituto scaligero di ripagare gli 1,45 miliardi di Tremonti Bond senza veder scivolare il proprio Core tier 1 sotto la soglia del 7%, livello minimo fissato dalle norme di Basilea 3. Una decisione che ha fatto scattare vendite massicce sul titolo del gruppo guidato da Pier Francesco Saviotti, che ieri ha archiviato la seduta con un tonfo del 5,59% mentre questa mattina cede lo 0,74% a 4,02 euro. Il presidente del Banco, Carlo Fratta Pasini, ha definito la ricapitalizzazione una scelta "inderogabile" visto che "alcuni gruppi europei si sono già mossi sul mercato". E' il caso dell'inglese Standard Chartered e del colosso tedesco Deutsche Bank, che ha giù concluso un maxi aumento di capitale da 9,2 miliardi di euro.

Dopo l'annuncio del Banco Popolare, il mercato sta fiutando la prossima banca che potrebbe seguirlo sulla strada del rafforzamento patrominale. Gli investitori si sono subito concentrati sul Monte dei Paschi (ieri -3,41%, oggi -0,86% a 1,04 euro), che ieri ha dovuto smentire ufficialmente l'ipotesi di una possibile ricapitalizzazione. Un nome scontato, tenuto conto che Mps è considerato l'istituto più debole a livello patrimoniale con le nuove regole di Basilea 3. Ieri inoltre ha pesato un articolo del Financial Times, secondo cui le banche italiane starebbero pensando ad un drastico taglio dei dividendi per rispettare i requisiti di Basilea 3. L'istituto di Rocca Salimbeni, inoltre, dovrà rimborsare al Tesoro 1,9 miliardi di Tremonti Bond, una cifra maggiore di quella presa in prestito dal Banco Popolare. Il Monte, per rafforzare il patrimonio, sta vendendo immobili strumentali per 1,8 miliardi di euro ed è impegnato nella fusione tra Prima (30% Mps e 70% Clessidra) e Anima, società attiva nel risparmio gestito controllata dalla Popolare di Milano.

Anche l'istituto di piazza Meda ha dovuto smentire le voci di un possibile aumento di capitale. "Il nostro titolo sconta in Borsa l'idea di un aumento di capitale che invece non ci sarà", ha ribadito questa mattina il presidente Massimo Ponzellini sulle pagine del Corriere della Sera. La strategia della Popolare di Milano è basata sulla politica di razionalizzazione delle controllate per focalizzarsi sul core business bancario. Una politica che verrà attuata attraverso due operazioni: la prima riguarda appunto la fusione di Anima-Prima, mentre la seconda vedrà la cessione di Bipiemme Vita, per la quale sono in gara cinque gruppi assicurativi stranieri. Le plusvalenze derivanti da queste operazioni dovrebbero mettere al sicuro i livelli patrimoniali della banca, anche dopo il rimborso dei 500 milioni di Tremonti Bond ricevuti dal Tesoro.

 

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