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Banco-Bpm: grande volatilità dopo ok fusione, ora focus su cessione Npl

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Grande volatilità a Piazza Affari sui titoli Banco Popolare e Bpm dopo il via libera delle rispettive assemblee alla fusione che dal 1° gennaio porterà alla nascita del terzo gruppo bancario italiano. Si tratta, più che altro, di movimenti tecnici legati ai concambi di fusione, ovvero una nuova azione del nuovo Banco-Bpm per ciascuna del Banco e una nuova azione per ogni 6,386 titoli della popolare milanese. Dopo un avvio di seduta scoppiettante il titolo del Banco, arrivato fino a 2,68 euro, ha azzerato i guadagni e ora mostra un ribasso dello 0,30% a 2,542 euro.

Tonfo invece per la Popolare di Milano che lascia sul parterre oltre 4,5 punti percentuali a 0,404 euro. Gli analisti preferiscono rimanere cauti soprattutto alla luce delle operazioni di rafforzamento patrimoniale che dovranno affrontare nei prossimi mesi Unicredit e Mps. “La riorganizzazione del Montepaschi è ora il maggiore scoglio per il sistema bancario italiano”, ha dichiarato questa mattina Giuseppe Castagna, l’Ad della banca di piazza Meda.

“Il principale driver di rerating del titolo a questo punto è rappresentato dall’esecuzione del piano di derisking (-8 miliardi di Npl entro il 2019) approvato dall’Unione Europea”, spiegano gli analisti di Equita. Il piano prevede la cessione a 10 centesimi di 6 miliardi di NPL unsecured nei prossimi due anni e 3 miliardi secured (a 30 centesimi) a fine piano.

“La combined entity tratta con un P/TE di 0,34x, il mercato sconta un utile a regime di 386 milioni contro una nostra stima di 606 milioni. Ai prezzi attuali è scontato uno dei seguenti scenari, che secondo noi sono eccessivamente conservativi: zero sinergie da costo, che il Banco a regime non superi il break-even e un capital deficit di oltre 1 miliardo”, si legge nel report di Equita.