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Banche venete, scade oggi termine offerte. Intesa in prima linea nello schema liquidazione ordinata

QUOTAZIONI Intesa SanpaoloUnicredit

Rimane in piedi lo schema bad bank-good bank. Ma l’istituto gestito da Carlo Messina starebbe valutando ancora i rischi dell’operazione. Mentre i risparmiatori tremano dopo l’allarme di Fitch.

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Scade oggi il termine per presentare a Rothschild, advisor del Tesoro, le offerte per le banche venete. Fonti vicine al dossier confermano che al primo posto, tra i potenziali acquirenti degli asset ripuliti dei due istituti, c’è Intesa SanPaolo. Una decisione della banca guidata da Carlo Messina potrebbe essere presa già oggi.

Avrebbe invece fatto un passo indietro Iccrea, con Mediobanca come advisor, a causa delle perplessità sollevate dalla Bce, mentre in queste ore continuano febbrili le trattative tra Roma, Francoforte (dove appunto ha sede la Bce) e Bruxelles.

Banche venete, Unicredit apre solo a soluzione sistema

L’obiettivo è definire meglio il nuovo piano contemplato nelle ultime ore. La strada della ricapitalizzazione precauzionale sembra infatti essere sempre meno probabile, visto il flop della soluzione di team che, si sperava, avrebbe visto le principali banche italiane partecipare insieme all’erogazione di quegli 1,2 miliardi chiesti dall’Unione europea.

Così non è stato, tanto che anche UniCredit, che aveva mostrato un’apertura a iniettare i fondi, sembra aver fatto nelle ultime ore un dietrofront. Più che dietrofront, in realtà, una precisazione, visto che la banca non aveva mai preso particolari impegni.

A margine del Forum italo tedesco, rispondendo ai rumor di un salvataggio delle due banche venete da parte di UniCredit e Intesa SanPaolo, Giuseppe Vita, presidente dell’istituto di Piazza Gae Aulenti, è stato chiaro:

“Siamo a disposizione a partecipare a una soluzione di sistema. Se si torna a una soluzione a due no. Poi se altri trovano una soluzione migliore ben venga. Siamo per coinvolgere la grandissima parte delle banche in modo proporzionale”, pro quota.

Vita ha negato che UniCredit sia stata convocata dal Tesoro:

“No, ma ci sono colloqui costanti, la situazione cambia da un giorno all’altro, è un work in progress”, e ha affermato di essere comunque “un po’ più ottimista di 15 giorni fa”.

Ma è improbabile che una soluzione di sistema, già allontanata nei giorni scorsi dal no di diverse banche, arrivi entro oggi, giorno di scadenza per la presentazione delle offerte.

Banche venete, piano liquidazione ordinata

Il piano rimarrebbe dunque quello della liquidazione ordinata, ipotesi contemplata tra l’altro nella stessa direttiva sulle risoluzioni bancarie, la BRRD, che verrebbe gestita direttamente da Bankitalia.

Lo schema a cui il governo starebbe ora puntando prevede la creazione di una bad bank, attraverso i fondi pubblici. Successivamente, attraverso la ripulitura dei bilanci, che verrebbero depurati dai crediti deteriorati, si arriverebbe a una nuova banca che avrebbe solo asset performanti: una good bank, dunque.

Lo Stato farebbe la sua parte erogando risorse alla bad bank, esattamente 5 miliardi di euro che stando ai piani precedenti avrebbero rappresentato il conto della ricapitalizzazione precauzionale.

Tali risorse sarebbero utilizzate per dare il via allo spin-off degli Npl delle banche venete, calcolati in 10 miliardi.

Banche venete, alert Fitch su bond senior Pop Vicenza

Prima della cessione, le perdite dovrebbero essere coperte attraverso il coinvolgimento degli azionisti e dei detentori dei bond subordinati, ma non di quelli senior. Sebbene un alert in tal senso sia arrivato nelle ultime ore da Fitch.

Così ha scritto infatti l’agenzia di rating, riferendosi in particolare alla Popolare di Vicenza:

“Se la banca non riuscisse a ottenere nuovo capitale nell’ambito di un piano di ricapitalizzazione precauzionale, la possibilità di perdite imposte ai detentori di bond privilegiati sarebbe concreta”. E questo perchè, secondo l’agenzia di rating, “una eventuale svalutazione o anche la conversione di bond subordinati in azioni non sarebbe sufficiente a rafforzare il capitale”.

Bad bank a governo, good bank a Intesa SanPaolo

Tornando al piano, la good bank sarebbe acquistata, visti gli ultimi sviluppi, da Intesa SanPaolo che, tuttavia, in base a un report di Mediobanca Securities diffuso ieri, potrebbe dover pagare la scelta con un taglio ai dividendi 2017 o con un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro.

Il Sole 24 Ore riporta tuttavia che l’AD Messina avrebbe scartato tali ipotesi. Fondamentale è la valutazione del rischio che l’istituto correrebbe accollandosi le venete.

Il Sole 24 Ore scrive infatti che le incertezze legate all’ingresso nelle due banche, anche se in versione “good bank”, dunque ripulite, “potrebbero rappresentare un rischio degrado degli asset superiore alla media”. Il quotidiano continua, riferendosi a Intesa SanPaolo:

“Sul tavolo la possibilità di diventare leader di mercato in una delle aree più competitive del paese (dove ora è terza, il Veneto). Visti i problemi di Pop Vicenza e Veneto Banca, tuttavia, “l’acquisizione – anche se al prezzo simbolico di un euro – rischia di essere rischiosa”. Intesa SanPaolo lo sa bene ed è per questo che “pretende chiarezza assoluta sulle condizioni a cui potrebbe avvenire la cessione: zero npl e ricapitalizzazione degli asset in via di trasferimento in modo da non annacquare il patrimonio di vigilanza della banca (con il Common equity al 12,9%)”.

Ancora, l’istituto di credito vorrebbe “la necessaria copertura pubblica delle eccedenze di personale”, dunque punterebbe sulla disponibilità del governo ad allargare la dotazione del fondo esuberi per il personale bancario.

Secondo il Sole 24 Ore ci sarebbero 6.000 lavoratori di Veneto Banca e Pop Vicenza: ma gli esuberi potrebbero alla fine interessare anche il personale di Intesa SanPaolo in quanto, accollandosi le due banche venete, la banca sarebbe “inevitabilmente destinata a razionalizzare la propria presenza in alcune aree”.